Viste le varie versioni speriamo si scrive così....comunque si, e anche il Natale è arrivato. Dobbiamo ammettere che siamo fortunati, l’anno scorso Alaska, quest’anno Zimbabwe. Di certo non possiamo mica lamentarci. E infatti stiamo benissimo e siamo felicissimi di vivere questa nuova esperienza. Di certo Natale non sembra, abituati alla neve e al freddo anche del nostro trentino, qui con i 30 o più gradi stabili sembra più ferragosto. A parte che tutti ci chiedono soldi o specialmente regali per Natale, l’unica aria Natalizia che tira qui in Ospedale è che tutti sono in ferie, o quasi e l’ospedale è parecchio vuoto. Niente canti, niente feste, niente di niente. E neanche tra i villaggi. Ora, quello che poi è il rito qui, tutti si preparano andando a passare il giorno di Natale come da noi, in famiglia e riunendosi tutti insieme. Mangiando
numero. Diversa la situazione in capitale, dove la città (e fa un certo effetto con ste temperature) è invasa da luci e colori. Babbi Natale giganti e un sacco di pupazzi colorati. Infine molti megafoni all’esterno dei negozi decorati (chi fa le decorazioni e tutto sono privati, bianchi che detengono gran parte dei negozi) suonano e cantano canzoni natalizie. Per finire poi in molti concerti, spesso di bambini o di scuole, di canzoni natalizie, a cui abbiamo partecipato in un’occasione, in una nostra visita a un orfanotrofio. Ma vogliamo raccontare un fatto. Questo ci fa sempre riflettere e ci manda molte volte in tilt perché si scontra con l’esperienza nostra quotidiana. Ogni tanto io (Alessio) vado con la mia auto tra i villaggi su tra le montagne o dentro verso posti rurali, più rurali dell’ospedale, per portare qualche aiuto o dare qualche trasporto soprattutto
ai pazienti (la mia auto è nata come ambulanza) con più difficoltà motorie. Sono quelle rare occasioni che si ha a che fare con i veri poveri, i veri bisognosi, che però stanno la, in posti dimenticati dove neanche la strada arriva. Raramente chiedono qualcosa, vengono in ospedale (a centinaia sia chiaro) tutti i giorni, fanno la visita, prendono le medicine e via senza neanche che te ne accorgi. Beh, un pomeriggio accompagno questo paziente a casa e vado da una famiglia a consegnare un sacco di riso. Li si fa qualche piccolo rituale di benvenuto, ma nulla di che. Così chiedo come sta la famiglia, e solite cose. Parlando poi della pioggia il capofamiglia (hanno 5 figli) mi fa: speriamo che la pioggia arrivi presto così possiamo preparare il regalo di Natale per i nostri figli. Io, ingenuamente, chiesi quale era questo regalo e lui mi disse: un sacchettino di pomodori ciascuno, ma dubito ci riusciremo per Natale…aspetteranno. Foto 1: nella notte tra il 24 e 25 abbiamo consegnato a ogni paziente un sacchettino contenente una T-shirt, carne in scatola, 600 gr. di riso, 1 kg di fagioli, 10 confezioni di marmellatine e caramelle. E qui vedete la nostra cariola piena di ottime cose. Potete immaginare la felicità dei pazienti. Foto 2: mentre Alessio e Davide consegnano il pacchettino nel reparto donne. Foto 3: il nostro modo per auguruarvi un Felice Natale!!!
sabato 24 dicembre 2011
Muve ne Christmas jakanaka
mercoledì 21 dicembre 2011
Aggiornamenti 2011
La pancia di Manu cresce e il nostro piccolo/a si muove sempre di più. Stiamo bene, ora che Natale è vicino, molti sono tornati in Italia per le ferie (praticamente tutti), qui è tutto tranquillo, forse troppo. Da quando i medici sono andati via, in ospedale c’è totale anarchia. Ok, il servizio al paziente c’è sempre, ma non è ottimale. Assenteismo o lunghe pause sono all’ordine del giorno. Per fortuna anche i pazienti sono calati molto. Una cosa molto positiva di queste ultime settimane, è che ci siamo chiariti con il dott. Massimo. Era qualche mese, specialmente novembre, che ci si scontrava spesso e c’era qualche problema. È vero che il clima era molto teso e tutti un po’ (tanto) nervosi, ma ci sarebbe dispiaciuto litigare o non chiarirsi. Così, tra un viaggio ad Harare e qualche serata libera, abbiamo avuto modo di confrontarci e scambiare delle idee. Così facendo abbiamo capito del perché di molte cose, e questo ci ha dato una bella botta positiva. Siamo felici di aver chiarito (per fortuna poi in positivo) con lui queste cose. Di certo ci vengono poi in
mente le parole di Lia (ass. provinciale alla solidarietà) che aveva perfettamente individuato l’individualità che c’è qui. Effettivamente, rispetto ad altri posti come Tanzania, Kenya, Botswana e Ovest Zimbabwe, in queste zone non c’è una vera e propria vita di comunità e anche gli stessi villaggi sono case sparse e isolate. Al contrario delle altre zone dove sono disposte a cerchio o comunque vicine. Tutti svolgono una vita per conto loro, sicuramente legata alla famiglia o alle famiglie visto che gli scambi di coppie, poligamia, e (causa i tantissimi morti per AIDS) di parentela sono molte. In effetti è molto facile trovare famiglie con 6-8 figli, ma che in realtà alcuni sono figli, altri nipoti di famigliari deceduti. Chi tira avanti tutta sta storia, è la donna. La donna ha un ruolo fondamentale anche se sottomessa. Si, molti uomini lavorano, ma mai come le donne. E quello che l’uomo guadagna di
fficilmente lo mette a disposizione della donna, ma se lo tiene per se o al massimo per la casa e i figli quando va bene. Chi fa tutto in casa e fuori è la donna, chi si occupa dei figli è la donna, chi porta a casa due lire è soprattutto la donna, chi è maltrattata, a volte picchiata, molte volte tradita, è la donna. Eppure, con una forza da leoni, si tira su e continua a fare la vita quotidiana devota ai figli. L’uomo magari lavora si, ma poi passa ore e ore sotto una pianta all’ombra o purtroppo al bar a ubriacarsi. Pochi sono gli uomini che aiutano nell’orto o con i figli se lavorano fuori casa, ma dai per fortuna ci sono. Una delle cose che più ci fa riflettere e arrabbiare è che quando parli con la gente in generale è per lo più perché hanno uno scopo ben preciso: ricevere. Per carità capiamo benissimo le necessità, ma pochi ti chiedono come stai realmente perché interessati (anche in Italia per quello), e spesso usano parole come I need, I want, Give me! Tradotto è: ho bisogno, io voglio e dammi. E non vanno per il gentile, come se tutto fosse dovuto solo perché siamo europei. Ci soffriamo molto davanti a queste cose entrate ormai nel nostro quotidiano, ma è così. E per le generazioni future la cosa non è rosea. Ormai sono 10 mesi che siamo qui, e tornando con la mente a febbraio, notiamo un netto cambiamento nel paese. Si per carità, corruzione e ingiustizie sono all’ordine del giorno e difficilmente cambieranno (visto che poi è nel Dna di questo popolo, seppur pacifico), ma si vedono più negozi e con gli scaffali pieni di cose, ormai si trova di tutto, qualche lavoro infrastrutturale è stato fatto, e il Paese ha avuto una crescita notevole in meno di un anno. È vero la presenza di bian
chi qui è altissima, ma Harare per esempio, è cambiata come dal giorno alla notte. E sembra di essere in una comune capitale europea. Peccato che però questa gente (i bianchi) non hanno capito che questo è un paese africano e fanno ancora i “padroni”. Di conseguenza, sono pochi gli africani con spirito di iniziativa o che provano a dare una scossa a questa cosa,e purtroppo la pigrizia e la malavoglia, o chissà che, li rende ancora “sottomessi”. Ora alcune catene multinazionali stanno aprendo punti vendita nelle città più importanti, e questo creerà grossi problemi ai piccoli mercanti locali. I prezzi stanno continuando a oscillare e salire….la nostra paura è che questa salita vertiginosa (sia di prezzi che di benestare nel paese) possa creare un grosso distacco tra i poveri (veri poveri), chi comunque vive (una grossa percentuale) e i ricchi, rimandando il Paese (e quindi i più poveri) nel baratro di alcuni anni fa. Foto 1: biglietto lasciato da una donna affamata, di certo non pretendiamo che tutte siano così, ma almeno un pò di educazione e rispetto si; Foto 2 e Foto 3: capanne e villaggi raggiunti con la mia auto carica di aiuti che provengono dai container di Carlo, a volte non esiste strada per arrivarci; Foto 4: la clinica dentistica ultimata e completamente funzionante; Foto 5: la nuova clinica oculistica completa e operativa.
domenica 4 dicembre 2011
Drink
tondano il tutto con gli ortaggi. Sicuramente non è facile campare con questi pochi soldi ma per la gente è superconveniente ed è un “arrotondare” lo “stipendio”. Vi chiederete chi compra la bevanda. Beh, chi lavora alla fine del turno o durante la pausa se la può permettere, ma molti (i disoccupati) la bevono per pranzo. Si il loro pasto è un filone di pane (qualche fetta il resto deve durare per un altro giorno) senza niente o magari con un po’ di verdura, dal costo di 1 dollaro (700 gr.) e la bottiglietta di coca. Dicono che è molto Power e da le energie necessarie…..ma con sto caldo e il lavoro che uno svolge negli orti o sulla strada, pensate cosa può essere una bottiglia di coca, per non contare poi i danni al fisico visto che per dei giorni è il pasto principale dura
avendo nulla nello stomaco è facile ubriacarsi. Per carità, sia negli USA che in Italia da noi, questo problema è molto diffuso, ma non crediamo nella percentuale che c’è qui. Poi naturalmente salta fuori qualche ragazza…e la diffusione di Aids e malattie è facile, visto che molti qui credono nella poligamia. Insomma non vogliamo alzare il dito su nessuno ne giudicare questi fatti (visto che nessuno o quasi è astemio o santo), ma solo “denunciare” un problema molto grave purtroppo sottovalutato. Foto 1: la nuova cucina ristruttrata con piastrelle e pittura lavabile e le vasche di raccolta dell'acqua; Foto 2: un gruppo di ragazzi ubriachi sulla strada intorno a mezzogiorno; Foto 3: il menù dell'ospedale (porridge è latte o acqua con la farina e dipende cosa c'è che diventa tipo semolino mentre la sadza è la polenta bianca); Foto 4: zebra a Kariba.
mercoledì 16 novembre 2011
Tra una cosa e l'altra
cca su molte cose. Così, mentre Manu è strapresa in ufficio, io vengo mandato ogni tanto di qua e di la a fare commissioni. Questa è la parte di lavoro che mi piace di più perché giro tantissimo tra i villaggi, in posti dove la strada non arriva, e in altri piccoli centri. La settimana scorsa mi è capitato di andare a Kotwa, una cittadina simile a Mutoko quasi al confine con il Mozambico. Mi sono recato li per andare all’ospedale distrettuale per prendere delle medicine. Questo non è il primo ospedale distrettuale che vedo, ma ha confermato quanto la situazione sanitaria di questo paese è catastrofica. Entro dal cancello principale, il tutto organizzato benissimo, un sacco di bellissimi alberi in
fiore e un giardino abbastanza tenuto. Poi l’ospedale. Bellissimo. Una struttura meravigliosa e ben organizzata, con i suoi vialetti, indicazioni, posti (sale d’attesa all’aperto) a sedere, il blocco operatorio, il blocco dei raggi, i reparti, le cliniche, la cucina separata dalla lavanderia, l’inceneritore….e una farmacia funzionale. Il tutto a piano terra, molto spazioso e ben disposto. Stile perfetto inglese. Entro così in farmacia, con il suo bel magazzino, consegno la lista, carico il mio pick up….e mi concedo un piccolo giro tra i reparti. Anch’essi ben spaziosi, con le coperte e i letti nuovi, le zanzariere, i comodini, i bagni. Di solito i repar
ti sono 4 negli ospedali rurali (insomma quelli che ho visto io) e sono Maschi, Femmine, Maternità e Pediatria. Ogni blocco (ossia ogni reparto) contiene circa 50 posti letto (più o meno 200 posti letto in ospedale)….COMPLETAMENTE VUOTI! Si vuoti. In tutto l’ospedale c’erano ben 8 ricoverati. In effetti non c’era molta gente che girava (eccetto per la farmacia, l’unica cosa funzionante), ma essendo una struttura spaziosa pensavo che la dispersione mi ingannasse. E invece…tutto vuoto. Ci sono gli infermieri, ma il tutto non funziona. Sala operatoria e raggi chiusi, come anche molti ambulatori. In poche parole: NON c’è il DOTTORE. Non è il primo ospedale che vedo in qu
este condizioni, praticamente il governo (o chi per esso) non destina un medico negli ospedali. O se lo manda (rare volte), il medico lavora solo per una o due ore, poi va nelle cliniche private rurali (così i pazienti sono obbligati ad andare a pagamento) per questione di soldi, lasciando la struttura a se. I medici sono concentrati nella capitale o nelle poche grandi città del paese. Oppure lavorano in ospedali come il nostro ma finanziati da organizzazioni private. Pensate cosa vuol dire essere senza una struttura sanitaria funzionante nell’arco di un centinaio di km. Già il livello non è il massimo, ma essere senza è proprio la fine. Si ci sono molte cliniche o dispensari…ma non è mai un ospedale. La gente si reca così in strutture come la nostra (ma sempre piena) o prende un bus e si fa un sacco di km per arrivare in capitale…dov
e però i costi sono elevatissimi. E se hai un emergenza??? Non ti resta altro che pregare…e correre (sperando di avere i soldi se non vai in ospedale come il nostro)!!! Il nostro ospedale ha il servizio del medico e del personale 24h su 24 tutto l’anno e le ambulanze (sono due defender) portano il paziente ad Harare se necessario anche di notte. Il servizio che facciamo al paziente, se pur non ottimale, è comunque buono. Almeno ci siamo. Certo che resta sconcertante quando chiedi a un bambino: cosa vuoi fare da grande?? E lui prontamente ti risponde: NIENTE! Da notare che lo Zimbabwe è uno dei paesi più alfabetizzati d’Africa. Foto 1: strada che porta all'ospedale; Foto 2: classico villaggio; Foto 3 e 4 veduta da un'alta collina dell'ospedale e dell'area dov'è situato; Foto 5: il mercato appena fuori dall'ospedale.
lunedì 7 novembre 2011
Mani legate
A fine luglio, mentre andavamo ad Harare, ci siamo fermati per strada (come sempre) per comperare della verdura da portare ai bambini dell’orfanotrofio e per noi. Così dopo un po’ di contrattazioni mi si avvicina un uomo, di buon aspetto ma molto mal messo, che voleva vendermi una cassa vuota. Io ne avevo bisogno così la comprai. Mi chiese un passaggio fino ad Harare e così salì e via. Fatto scendere ad Harare mi chiese se avessi qualcosa per lui…(premetto che soldi non ne diamo in giro se no è la fine, si valuta bene ogni singola situazione, ma si cerca di dare aiuti in cibo) e io d’impulso dissi: se vieni su all’ospedale dove lavoro posso darti qualcosa (lo dico sempre, tanto poi non si presenta nessuno). Fino qui nulla di che, la solita storia che capita quasi tutti i giorni…solo che un bel pomeriggio assolato me lo vedo capitare in ospedale. Lo incontrai sulla strada, era distrutto. Se l’era fatta quasi tutta a piedi (
e cose ben fatte. Solo che l’elettricità nazionale (quasi inesistente) gli ha mandato da pagare un extra che lui non aveva adoperato…così è praticamente fallito perché gli hanno tagliato i fili, e senza luce non può continuare a coltivare per grandi quantità. Così chiedeva un aiuto di cibo, cioè lui aveva bisogno di cose da mangiare (era veramente affamato)….e con i soldi che avrebbe risparmiato avrebbe provato a fare qualcosa. Solo che qualcuno lo ha notato e lo è andato a riferire ai medici cattolici (due) che lavorano qui in ospedale. Il finimondo, sono stato richiamato, e con tanto di paternale non proprio simpatica, ho dovuto rispedire quest’uomo a casa. Premetto una cosa, che io ho del cibo che mi consegna il dott. Carlo Spagnolli settimanalmente proveniente dai container spediti d
alle nostre associazioni, a posta per queste esigenze, quindi non avrei toccato nulla che riguardi l’ospedale. Quindi preparai due sacchi di iuta carichi di cibo (
trovo gente per strada con casse e casse di verdura (sono tutte donne), io le do sempre un passaggio (immaginate ste donne che si fanno 10-
dimenticatoio e ci viene detto: chi comanda qui!!! C’è una tale confusione e mal organizzazione, dovuta poi all’intervento di una piccola cricca di gente (zimbabwiana) che ne approfitta della situazione. Per carità, il medico superiore (donna di 80 anni che ha dedicato una vita qui), non lo fa per i soldi, e sicuramente ha fatto tante cose buone e salvato tante di quelle vite che manco ci immaginiamo….ma perché questo comportamento??? Perché questa mancanza di rispetto verso il prossimo e verso chi lavora qui??? Perché su molte proposte, lavori, nostre intenzioni (anche d’accordo con le e locali), trovano sempre, o quasi, una strada chiusa??? Molti altri esempi potrei fare ma andrei troppo nel personale dell’ospedale e riguarda situazioni un po’ delicate….ma ci sentiamo veramente impotenti, e lottare contro i mulini a vento sta diventando faticoso. Foto 1: la cuoca dell'ospedale prepara nella cucina esterna la Sadza (tipo polenta); Foto 2: Bambino gioca con l'acqua in una pozzanghera dopo il temporale, la pioggia qui è una gioia immensa, specialmente per i più piccoli; Foto 3: Bimba dell'orfanotrofio mentre mangia la pizza preparata da alcuni volontari che sono stati qui; Foto 4: la mia povera auto trainata dal meccanico (250 km di traino), ma ora è tornata a posto; Foto 5 e 6: Pescatori sul lago Kariba.
mercoledì 26 ottobre 2011
Il progetto Idrocefalo e Thomas
Questo progetto è stato fatto qualche mese fa, in luglio, esattamente la settimana dall’ 11 al 17, qui in ospedale. Perché ne scrivo solo ora??? Semplicemente perché a tutta sta storia c’è legata una persona: Thomas, che solo in questi giorni sta realizzando un sogno, quello di tornare a camminare. Andando con ordine il progetto, id
eato dal dott. Spagnolli in collaborazione con e anestesisti provenienti da ospedali rurali da tutto il paese, sono resi autonomi nell’operare questa patologia. Prima questi bimbi affetti erano messi in lunghe liste d’attesa ad Harare….e molti non ce la facevano a sopravvivere aspettando così a lungo. Il corso vuole sottolineare una nuova idea di fare volontariato e del bene, che tra il resto noi appoggiamo alla grande, cioè che non si tratta di fare del “volontariato coloniale” ma dare alle persone locali gli strumenti e condividendo il sapere, così da renderli autonomi fin da subito (quello che stiamo provando noi ma con scarsi risultati). Il corso è finit
o ormai da 3 mesi e già sono arrivate notizie di molti bimbi operati e con successo. Thomas è un ragazzo di Mutoko ricoverato in ospedale dal gennaio 2010 dopo che un gruppo di militari lo gettò fuori da un’auto in corsa per motivi infondati di gelosia. L’incidente gli provocò la mobilità delle gambe e condannato sulla sedia a rotelle. Il dott. Conti, a luglio, lo visitò e diede grosse possiblità a Thomas per tornare a camminare. Così il dott. Spagnolli prepara tutte le carte e sabato 9 ottobre Thomas parte per questo viaggio-speranza a rovereto. È stato operato venerdì 14 e tutto sembra andare a gonfie vele. L’operazione è riuscita e iniziata la fisioterapia si stanno vedendo piccoli segni di miglioramento. Speriamo bene. Qui in Zimbabwe sarebbe stata impossibile una cosa così. Thomas, tra il resto, si è trovato un piccolo lavoro all’interno dell’ospedale. Non potendo pagare la degenza, perché non può lavorare, si sta rendendo utile ed ha imparato dopo mesi e mesi con il dott. Massimo, a fare le protesi dentarie (dentiere
). Così ha il suo laboratorio e tutto il necessario per poter far tornare a sorridere e mangiare la gente….durante il periodo in Italia avrà anche la possibilità di fare pratica presso un laboratorio di Rimini…così quando sarà di ritorno (per Natale o gennaio) sarà tutto nuovo di zecca e, sperando che vada bene, sia sulle proprie gambe sia con una professione in mano. Chiunque voglia andarlo a trovare per passare qualche minuto con lui (visto che non conosce nessuno e si trova in un posto nuovo, quasi da solo), mi scriva che vi dico dove andare. (Foto 1: foto di gruppo con i medici e infermieri del corso, il dott. Spagnolli e il dott. Conti e il gruppo della provincia; Foto 2: Thomas nel suo letto di Terapia Intensiva qui in ospedale, con il suo pc noleggiato; Foto 3: Thomas e il dott. Spagnolli; Foto 4: la festa di saluto a Thomas organizzata con danze e canti da parte dello Staff dell'ospedale)
domenica 9 ottobre 2011
La pioggia
blemi, sia piccoli che pesanti. Soprattutto di carattere “lavorativo”, ma purtroppo anche di carattere “personale” che magari non riguarda direttamente noi, o almeno fino a un certo punto. Chi mi conosce sa che certe cose e certi problemi non li metto in piazza, specialmente se si tratta di cose un po’ delicate. Anche per questo quindi la mancanza di spunti per scrivere e il solito Internet di una lentezza assurda. Descrivendo un po’ quello che si dice sulla stagione delle piogge, qui è solo una all’anno e dura all’incirca (dipende dalle zone) dai primi di dicembre a fine marzo. Quest’anno qui a Mutoko già a febbraio non pioveva più, mentre ad Harare, in modo molto discontinuo, ha proseguito fino ad aprile. La pioggia, di solito, non dura tutto il giorno, ma si limita a qualche ora,martedì 4 ottobre 2011
Manu è incinta
Sicuramente per alcuni di voi non sarà una vera news visto lo scambio di mail delle scorse settimane. Ma ci tenevamo a urlarlo al mondo intero….ok ok a chi legge il blog. Ebbene si, da 10-11 settimane Manu è incinta. Avevamo detto infatti alla nostra partenza che stavamo pensando a un ritorno un po’ allargato…e infatti, se tutto procederà per il meglio quando a fine gennaio saremo in Italia, vedrete Manu con un bel pancione. Infatti, ormai da più di un mese, è sottocontrollo, qui in ospedale, dai medici e soprattutto dal dott. Carlo Spagnolli che si prende sempre cura di noi. Manu sta molto bene ed è in salute (sarà l’aria africana????), ha fatto gli esami del sangue e tutto va bene. E infatti continua la vita di prima normalmente. E anche due ecografie. La prima, un mese fa, faceva vedere una piccola macchia nera, ma quella di oggi già fa capire e intravedere molte cose, tra cui la testa e gli arti. Un’emozione indescrivibile vedere questa creatura muoversi in continuazione…troppo bello. E a manu sono scappate anche due lacrime, mentre io (devo ammetterlo) cercavo ancora di capirci fuori qualcosa sia di spiegazione in ingles
e del medico che dal monitor (purtroppo la macchina non è nuovissima). Poi abbiamo festeggiato. Il dott. Rupfuze, medico qui in ospedale, è stato molto gentile e ha fatto molto per noi. Per motivi precauzionali a manu era stato consigliato di non andare in macchina (viste le strade qui si salta molto) per evitare balzi o altro. Ma ora che il feto si sta ingrandendo, nei prossimi week end andremo in capitale per festeggiare un po’ con alcuni amici. Io e Manu siamo felicissimi e lo desideravamo tanto, anche se devo ammettere che per me è ancora un po’ difficile rendersene conto. Ma ho ancora tempo. Intanto sto con Manu e cerco di farla faticare il meno possibile, specialmente ora che il caldo sta diventan
do sempre più forte. Viste le molte domande a cosa abbiamo deciso di fare nei prossimi mesi, ecco a grandi linee ciò che per ora abbiamo pensato. Certo è che sarebbe bello e comunque sia sarebbe fattibile che il bimbo/a nascesse qui. In quest’ospedale e con il dott. Spagnolli non sarebbe un problema. Ma abbiamo valutato due importanti cose: la prima è il poter star vicino a parenti, genitori e amici in quel che sarà un bellissimo evento, e il secondo è legato alla burocrazia. Si proprio per una questione di carte. Non che non sia fattibile, ma proprio per un discorso di semplicità futura. Quindi torneremo in Italia alla fine di gennaio e staremo li per qualche mese (cercherò un lavoro per raccogliere due lire)….prima di ripartire alla volta di….chi lo sa. Tante cose ora sono sospese, e stiamo valutando varie opportunità e proposte. Saranno quindi fondamentali i prossimi 4 mesi….per ora ci godiamo questo bellissimo momento che felicemente condividiamo con tutti voi. (foto 1 la stanza dei raggi X con la macchina dell'ecografia, una delle poche unità funzionanti sia di raggi che di esami, dell'intera provincia: una manna; foto 2 il dott. Rupfuze mentre visita manu; foto 3 visto che la macchina non stampa ho fatto una foto al monitor).
sabato 10 settembre 2011
Vandali o cultura???
sempre quei problemini stupidi che ci troviamo ad affrontare tutti i giorni. E il giorno che troveremo risposta a questa domanda farò festa: ma è possibile che qui le cose si rompono facilmente??? È possibile che cambi un rubinetto, una tazza del wc (e ne abbiamo cambiate molte…a voi vi si rompono di frequente???), una lampadina, una presa o una porta e dopo poco tempo è già rirotta??? Oppure si divertono a prendere a sassate i pannelli solari, a tagliarti un tubo o (e ce ne fosse molta) a lasciare l’acqua di ru
binetti e docce, aperta tutta la notte completamente a dispersione??!!! Per non contare tutte le borse di plastica e immondizie che gettano per terra o, peggio ancora, nelle tubature e negli scarichi intasando tutto. Potrei andare avanti di pagine di esempi, peggiori o divertenti, fatto sta che questa purtroppo è la situazione….ed è difficile trovar rimedio visto il giro che ha l’ospedale di gente. Poi una delle cose meno piacevoli, fuori dall’ospedale, sono le case dello staff. In 30 anni sono state costruite parecchie case dello staff ed ostelli (poco più di una ventina) per poter ospitare i dipendenti con le proprie famiglie o i lavoratori che vengono da lontano. Queste case erano costruite nuove, come la nostra dove viviamo, eppure sembra che all’interno sia esplosa una bomba. Tutto rotto, mangiato, porte sventrate, bagni completamente distrutti, pivenerdì 19 agosto 2011
Lavoratori e il gruppo Rimini 1
domenica 14 agosto 2011
I genitori a Vic Falls 2
venerdì 29 luglio 2011
Ingiustizie
Purtroppo non è sempre rose e fiori qui e bisogna ricordarsi che tutto mondo è paese nel senso che le persone cattive e buone ci sono anche qui, come da noi, come in qualsiasi parte del mondo. Di ingiustizie ne vediamo tutti i giorni (e forse è la cosa che fa più male), piccole o grandi che siano, dal bimbo all’adulto, dal bianco al nero, dal sacerdote all’ateo….e di molte di queste preferiamo non parlarne per ora. Sia per non creare problemi sia perché necessitiamo di più tempo per sbilanciarci su alcuni argomenti. Ma due casi vogliamo raccontarveli: il primo è accaduto a me (Alessio) qualche settimana fa a Mutoko paese. Il paese dista circa 20 minuti di auto dall’ospedale di cui
chiedermelo almeno per 4-5 volte, ma la mia risposta non cambia. Infine si mette in pace della mia risposta e continua a fare ciò che faceva prima che io entrassi: importunare la ragazza. Tranquilli solo richieste spinte e qualche tentativo di contatto fisco ma lei era ben vestita e anche lui (visto il freddo, siamo in inverno). Altri quattro ragazzi che erano nel negozio vicino (comunicante) mi guardano alzando le braccia come per dire: purtroppo non possiamo fare nulla. Così io saluto ed esco impotente e dispiaciuto. Ma cosa fare??? Effettivamente la cosa non era ancora deteriorata e sembrava che il militare stesse per rinunciare visti i rifiuti della ragazza….ma chissà poi cosa è successo. Lui era così ubriaco che non riusciva a salire sul bancone, ma insistentemente provava a toccare la ragazza. E ti senti impotente d’avanti a questo…e fa male!!! Il secondo è più una cosa complicata da spiegare dettagliata che ci sta toccando in ospedale. Sorvolo quindi molti punti e cerco di spiegare tutto al meglio. Non sappiamo per quale motivo ma il governo (o chi per esso) ha fatto giustamente delle ispezioni in ospedale e ha mandato un report per metterci il bastone tra le ruote. Tra i vari punti (alcuni corretti) vuole farci chiudere la scuola infermieri (che f
a parte ed è gestita dall’ospedale) perché l’ospedale è sovraffollato. (come già successo secondo loro un ospedale che funziona è un ospedale vuoto) Ma io dico, se un ospedale è sovraffollato è perché lavora bene. Ok, questo comporta a problemi di organizzazione e tutta una serie di cose che vanno ad aggravare il paziente (mancanza di letti e stanze, tutti che corrono, più gente quindi più sporcizia e consumo di cose, mancanza di personale…), ma almeno il paziente guarisce. Così purtroppo, senza poter scegliere, ci siamo dovuti adattare a queste regole e molti paziente sono stati dimessi, altri non accettati e quindi l’ospedale si è un po’ (tanto) svuotato. Ma la gente dove va a curarsi??? Dagli stregoni???? Perché gli ospedale governativi sono carissimi (impossibile un appendicite costa dai 2 ai 5 mila dollari) e ci sono liste di attesa pazze solo per una visita. E quindi molti vanno in Zambia o Sud Africa…..speriamo quindi di rimettere tutto a posto quanto prima e di tornare a livelli almeno accettabili e che questa parentesi si chiuda presto. Anche se fa un certo effetto sapere che son tante le richieste di ricovero e i letti tenuti vuoti…..per ordini superiori. (prima foto la "squadra" di lavoro con cui lavora Alessio, la seconda classico trasporto qui: sulla testa anche 20 Kg, la terza classico bus a lunga percorrenza)
martedì 19 luglio 2011
Vita e Morte
Avevamo una