martedì 1 maggio 2012
É NATA LAURA
domenica 15 aprile 2012
Stati d'animo
o più. Come ad essere in un labirinto “casalingo”. Bellissimo sia chiaro, ma labirinto. Dopo quasi due anni dove per tetto avevamo un cielo, e l’avventura costante che soffiava come vento in poppa…dove nulla era certo e le sorprese all’ordine del giorno…i rapporti umani con la gente e il sapore di libertà che ti svegliava al mattino…beh capite che è difficile essere qui. Non vogliamo dire che la nostra strada è più o meno di altre, anche perché i veri “eroi” sono in mezzo a noi, chi sta con i disabili per esempio. Certo facciamo “rumore” perché è qualcosa fuori dal solito…di grandioso: andarsene in giro per il mondo. Ma noi semplicemente viviamo, viviamo di quello che vogliamo fare ne più ne meno di altri. C’è chi per vivere canta, chi suona, chi guarda tv, chi legge, chi…siamo fatti tutti diversi, ma cerchiamo di vivere. A molti non gliene frega niente andarsene in giro e quindi qualsiasi sia il vostro m
odo di vivere fatelo. Non siate vegetali e date un senso anche alla cosa più semplice. Da quando siamo qui sembra di stare in un mondo in bianco e nero senza colori (per la maggiore), ma sta ad ognuno di noi colorarlo. Chi mi conosce sa che sono un tipo pratico, e questo post non è assolutamente da me, ma (stranamente) mi sono messo a riflettere e capire questo mio stato d’animo. Abbiamo tutto qui, non ci manca nulla, tranne il cielo il vento e il sapore particolare di questi due anni che ci ha svegliato al mattino. A giorni dovrebbe nascere il nostro baby…..quindi già una piccola avventura è in atto. E ne siamo felici.
venerdì 6 aprile 2012
Domande - commenti - curiosità
lunedì 19 marzo 2012
Mission completed
Purtroppo in queste ultime settimane sono stato così preso da mille mail e cose da fare, che non sono riuscito a scrivere niente. Poi l’elettricità, che a Chinhoy c’è solo dalle 10 la sera fino alle 5 del mattino, rende le cose molto più complicate quindi quando accendi il computer hai da fare tutto in un determinato lass
o di tempo. Vabbè dai se i problemi sono tutti qui siamo a cavallo…e infatti tirando le conclusioni di queste ultime 5 settimane posso, finalmente, essere felice e soddisfatto. Gli obbiettivi sono stati portati a termine e ora, visto che in Zimbabwe non c’è nessuno di “noialtri”, il tutto procederà bene e senza grossi intoppi. Ne sono sicuro. La cooperazione tra i progetti e renderli del tutto indipendenti per quanto riguarda la logistica e i rifornimenti, è andata alla grande. Sicuramente non semplice gestire le necessità di ognuno che, suore o no, diventano “avvoltoi” in agguato appena giri l’occhio per potersi accaparrare il più possibile fregandosene degli altri. Ma insomma, problemi di normale routine, ma credo anche sia arrivato il momento che sia gli zimbabwiani sia i responsabili dei progetti in loco, si tirino su le maniche e provveda
no da soli alle cose, perché il “babbo Natale” di turno non va più bene. Quindi un Grazie di cuore a Stuart, che detiene il deposito dei container, e che gestirà il “magazzino”, senza di lui tutto questo non sarebbe stato possibile. Un grazie a Manu, che ha gestito queste 5 settimane e mezzo con serenità e con aiuto dalla distanza, un Grazie a Grace (la nipote ugandese di Carlo), che mi ha trattato come un fratello a casa, un Grazie ad Andrea, Vincenzo e Massimo che sono stati sempre di compagnia…e un grazie alle Sola Sisters perché di suore così ce ne vorrebbero tantissime (è ora di finirla con questo clericalismo). Un grazie infine a Laura che, è stata una compagna di viaggio per due settimane, su e giù per il paese. Tra i vari progetti, che
ho visitato, spiccano oltre a quelli già nominati durante l’anno,
an Marcellino. Certo è che tutti i progetti tendono più a uno sviluppo delle donna perché, come dice sempre Carlo, salvi una donna salvi un’intera famiglia. L’uomo, purtroppo, è stata forse la più grande delusione di quest’anno, in Africa. Tutti questi sono progetti o programmi che aiutano tantissimo la popolazione visti i grandi numeri di gente che ne beneficia. Difficile dire se è giusto o sbagliato…e a volte chi investe in formazione e istruzione, avrà sicuramente dei frutti tra chissà quanti anni, rispetto a chi fa direttamente cose pratiche, che rischiano però di tramutarsi in “colonialismo”. Ma credo che un giorno, che spero sia molto vicino, si cerchi di “lasciare” agli africani la loro strada…senza doverli sempre accompagnare e “imboccare”. Ma, come sempre, gli interessi sono troppi sia da una parte che dall’altra! Foto 1: Io, Andrea e Laura con la veduta del Lago di Kariba; Foto 2: nella sala da pranzo dell'Asilo di Kariba mentre i bimbi mangiano; Foto 3: una bellissima ieana; Foto 4: un Kudu, una delle più belle specie della famiglia delle antilopi.
venerdì 24 febbraio 2012
Lavori in corso
quando dice che nessuno è indispensabile e bisogna rendersi indipendenti da tutti perché tutto può accadere. Per fortuna Carlo è uscito dal coma farmacologico e sembra aver preso la retta via per venirne fuori da questa situazione. Ma chissà come e soprattutto chissà quando. Ma quello che a noi interessa è che sopravviva in una buona condizione. Il lavoro qui devo ammettere essere una figata, seppur con un sacco di problemi e correre dietro a tutti che per anni sono stati abituati a trovarla “cotta”, cioè che Carlo portava e faceva tutto a tutti, ora che si devono “smuovere” alcuni sono un po’ pigri, ma capibile. Credo che si sta lavorando bene per rendere le cose più semplici visto che
il futuro sarà un pò diverso. Quindi, tra viaggi avanti e indietro ai vari progetti, portare medicinali e cibo tra orfanotrofio, centro malati AIDS e ospedale….ho il mio bel da fare. Tutto in tranquillità e buona collaborazione. Nel mezzo poi si sentono i cosiddetti progetti satellite (cioè che noi collaboriamo indirettamente) e forse prendono più tempo che altro visto che sono parecchi, ma è solo una bella soddisfazione e, anche qui, buona collaborazione. Nulla di che quindi, senti quello che procura l’olio e il diesel, il riso e la farina, organizzare qualche viaggio e rifornimento….fare inventario dei container medicinali e valutare progetti e ten
ere i contatti con l’Italia. Tra queste cose ho a che fare molto meno con la gente locale in modo diretto e per lungo tempo, ma una cosa mi ha molto deluso. Dopo tanti anni che dr. Carlo aiuta e porta il cibo e le medicine a svariate migliaia di persone, speravo di trovare un po’ di rispetto nei suoi confronti invece si, sono molto preoccupati, ma poi chiedono solo: e ora chi ci da i soldi e il cibo?? E chi ci paga questo e quello??? Io capisco la preoccupazione, ma anche questa gente deve capire che è arrivato il momento di tirarsi su le maniche….infatti non tutti hanno situazioni catastrofiche, e quelli che le hanno, sono in realtà chi è veramente preoccupato per Carlo. Non voglio giudicare, ma sto capendo anche che questo modo di fare solidarietà non è del tutto
giusto. E per questo non condivido molte cose. Alla fine è sempre e solo questione di interessi di ricevere da parte africana e di immagine o, più raramente, economica da parte occidentale. Rare sono le persone che lo fanno per amore. Ma non possiamo sempre dare e dare e mandare…e fare. Ma questo è un capitolo troppo grande. Ma una cosa a riguardo voglio dire: durante quest’anno ho visto arrivare parecchi container dall’Italia, preparati dalle varie associazioni, con medicinali, cibo, vestiti, attrezzature qui introvabili…e altre cose utili. Sempre ben fatti e preparati. Ma la gente che dona alle associazioni le cose da mandare qui DEVE ren
dersi conto che la deve finire di dire: beh son poverini, quindi mandiamogli giù qualsiasi cosa come cose rotte, strausate, a volte immondizia, o sopratutto cose qui in Africa inutili…NON è giusto. Non è giusto perché questa NON è la discarica del mondo. Per fortuna chi smista queste cose (almeno per quanto riguarda i nostri gruppi) controlla cosa per cosa ed evita questo problema. Ma non siamo i soli a mandare container, e si vede che altri gruppi non dedicano così tanto tempo al controllo. È una vergogna dover magari ricevere dei pacchi da distribuire alla gente che finiscono poi diretti all’inceneritore. E di cose ne abbiamo bruciate tante quest’anno. In ultima voglio raccontare un fatto sempre legato alla polizia. Diciamo che da Natale hanno duplicato i controlli
e i blocchi per strada, e ora forse triplicati. Ormai ne trovi uno ogni 10-
o ma il senso e alcune parole non mi fanno scemo. Purtroppo è così che gira. Spesso ti senti chiamato bianco….ma non ci fai caso, è un modo come un altro. Ma quando usano il potere, provano a prendere una mazzetta, e ti mancano di rispetto, allora si che ci resti male. Ma anche in questo caso, tutto mondo è paese. Foto 1: un bellissimo e coloratissimo uccellino di queste zone; Foto 2: io mentre do da mangiare a un rinoceronte. Purtroppo sono tenuti in un parco con progetto di salvaguardia perchè i bracconieri li stanno decimando; Foto 3: la nostra auto con i conteiner dei medicinali e della marmellata al deposito; Foto 4: io all'interno di un container medicinali, mentre eseguo il controllo e inventario; Foto 5: Maik mentre sistema i medicinali appena consegnati in ospedale, nell'apposito magazzino; Foto 6: Anna, la responsabile della farmacia del Lusia Guidotti Hospital, all'interno della farmacia principale; Foto 7: foto panoramica dello Zimbabwe, che in questa stagione si presenta verdissimo con colori meravigliosi dopo le grandi piogge.
giovedì 9 febbraio 2012
Emergenza, si riparte
La situazione è critica…non dovevo partire, invece alla fine, mentre salutavo Manu convinto di restare in Zimbabwe vista la situazione non proprio chiara di Carlo, mentre stavo desfando le valige…dopo l’intervento di una suora, il via di Carlo. Alessio
vai, non ti preoccupare non sarà niente. E così di corsa la strada per l’aeroporto, e il ritorno in Italia. Il ritorno un po’ frastornato, sbalzati da una parte all’altra del mondo in 14 ore…completamente diverso. Con il pensiero della salute di Carlo per tutto il viaggio, sperando non sia niente di grave. Eppure, all’arrivo a Verona, la telefonata che ti da la notizia che non speravi, infarto. Ok, ormai siamo qui e laggiù ci sono un sacco di persone ben preparate a gestire la situazione, Carlo è in buone mani. Così è stato a livello gestionale da parte di suore, Massimo e Co, un po’ meno nella parte medica dove purtroppo qui fa letteralmente schifo, o quasi, anche se sei nel miglior ospedale privato del paese. Il nostro rientro, frastornato, è coronato dalla riunione che abbiamo voluto con i vertici dell’associazione che ci ha mandati in
Zimbabwe e sosteneva le nostre spese. Infatti la sera stessa dopo qualche ora di aggiornamento progetti, diamo le nostre dimissioni dall’associazione. Semplicemente per incompatibilità di ideali e modi di lavorare. Li ringrazieremo sempre per quello che per noi hanno fatto e non ci hanno mai fatto mancare nulla a livello economico durante tutto l’anno. Ma non ci siamo mai sentiti parte di un progetto o un gruppo. Niente di male, ognuno per le proprie strade in serenità. Il ritorno a casa è strano, strana l’elettricità sempre presente, e l’acqua dai rubinetti. Quello che più ci colpisce però è la frenesia che già respiri appena scendi dall’aereo. Ma è possibile che in Italia sia tutto così stretto? Così di corsa? Così…frenetico? Così legato al tempo, all’orologio, sempre col fiato sul collo, pensando e parlando sempre al futuro? Rischiando di vivere male il presente? Prime considerazioni dopo un lungo viaggio…e così la felicità immensa di riabbracciare amici, genitori, fratelli e nonni. Frastornati passiamo i primi giorni tranquilli, solo col pensiero a Carlo che non migliora. Tra contatti e i vari gruppi di appoggio di Carlo che ci chiamano per organizzare un ritorno immediato in Zimbabwe. E così dopo la bellissima ecografia di Manuela, dove rivela che tutto è ok e sia Manu che il Baby stanno bene, la decisione è presa e al primo aereo libero Alessio torna in Zimbabwe, dopo alcune peripezie non da poco conto tra le associazioni. Gli interessi in ballo sono troppi. La cosa che
mi rattrista di più è naturalmente lasciare a casa Manu e il Baby…e affrontare questa non facile mini avventura da solo, senza di lei. Dopo un anno e mezzo abbondante 24 ore su 24 sempre insieme, è la prima volta che ci “separiamo”, non sarà facile. Ma affrontiamo la cosa serenamente e senza alcun problema, la priorità ora è Carlo, e come già detto per lui ne vale la pena. Così quando io arrivo in Zimbabwe, lui parte con l’aereoambulanza per Trento e non riesco a incontrarlo. La situazione è critica, ma li sarà in ottime e sicure mani. Almeno il centro sarà attrezzato. Tornare in Zimbabwe così presto mi fa chiedere se non mi fossi svegliato da un sogno, sinceramente non m
i sembra neanche di esser stato in Italia. Mi sento più a mio agio qui, ma appena vengo in contatto con i progetti ci rifletto su. Il mio lavoro consisterà nel sostituire Carlo fino a metà marzo per le questioni logistiche dei progetti quindi cibo, medicine, trasporti, e varie cose che si manifesteranno durante questo periodo. Il lavoro mi piace, e i presupposti per fare bene ci sono. Lo Zimbabwe è verdissimo e i panorami e colori sono una favola, cosa chiedere di più? E in men che non si dica eccomi qui di nuovo…sperando di scrivere un’altra bellissima pagina della nostra avventura, anche perché se ben distanti fisicamente sarà un’altra avventura insieme…solo un po’ diversa dal solito. Foto 1: un ruscello con la strada, dopo qualche ora di pioggia si è trasformato in un vero e proprio fiume sommergendo tutto; Foto 2: un fiumiciattolo straripa e l'acqua si incanala tra gli alberi, e fuoriesce dal letto del fiumiciattolo. Per foruna le capanne sono qualche metro più in alto; Foto 3: la piattaforma finita all'ospedale, l'ultimo lavoro esegiuito con i ragazzi, ora si può stendere le coperte, le lenzuola e il resto in un posto più pulito, prima si stendeva sull'erba dove batteri e mosche inzuppavano di nuovo i tessuti; Foto 4: una delle consegne a Kariba, il mo Pick up stra carico in compagnia delle suore e Vincenzo; Foto 5: la ferrovia dello Zimbabwe, purtroppo spesso fuori uso; Foto 6: Thongai con un Pafada un bel esemplare, morto, di vipera trovato in ospedale. Ucciso con una badilata.
martedì 31 gennaio 2012
Conclusioni
Ebbene si, il tempo vola e siamo arrivati alla fine di questo grande capitolo. Anche se chiamarla fine non ci sembra la parola giusta, ma concludiamo un’esperienza di un anno molto interessante. Analiz
zando un po’ il percorso, il tutto parte dal Villaggio S. Marcellino dove eravamo destinati…. però con molto rammarico siamo dovuti andare via perché i due gestori non ci volevano (chissà cosa avevano da nascondere visti gli atteggiamenti). Peccato, ci piaceva un sacco stare con i bimbi e, soprattutto, quel posto aveva bisogno di aiuto, e lavori ce n’erano da fare un sacco. Partiti col piede sbagliato e tutto in salita, grazie a Carlo, Massimo e Marilena siamo impegnati al Guidotti, ospeda
le missionario in una zona rurale e remota nell’est del paese, a iziano un sacco di rogne che vedono precipitare l’ospedale sempre più in giù. A noi, specialmente ad Alessio, è spesso negato il lavoro, o farlo con meno rumore possibile. Perché mette i bastoni tra le ruote agli approfittatori. Da qualche mese aspettiamo il nostro piccolo/a e ne siamo felici visto che abbiamo deciso di passare qui i prossimi 4-5 anni…..ma purtroppo le cose cambiano. La situazione diventa calda….fino a insopportabile. Lavorare in queste condizioni è impossibile….ma decidiamo di finire il nostro percorso con molta fiducia. Nell’ultimo mese, siamo riusciti a finire più o meno tutte le nostre aspettative lavorative, e questo ci rende felici. Purtroppo le sconfitte sono maggiori delle vittorie. Ma siamo contenti perché ci abbiamo provato.
Non abbiamo mai visto così tanta invidia, cattiveria, gelosia, interessi…come quest’anno. Sia da parte delle associazioni in Italia, sia da parte di quelle in loco, sia da parte dei
missionari che nelle guerre tra poveri degli africani. È un mondo che non ci appartiene, abbiamo provato a fare del nostro meglio ma ci siamo sempre trovati impotenti davanti a un sistema che non condividiamo. E alla fine, chi realmente ne ha bisogno, ne giova solo una piccola parte. E in Italia c’è un idea sbagliata di quaggiù, e si vuole vedere (o si vuol far vedere) solo una certa parte, insomma un’immagine diversa dalla realtà. Capibile alla fine del raccoglier fondi che vanno per queste persone, ma dura per noi da accettare visto che non rispe
cchia la totalità della cosa. Per fortuna non è stato tutto negativo, e persone in gamba ne abbiamo trovate moltissime. Certo è che restano sempre dietro le quinte e spesso anche loro hanno le mani legate. Per quanto riguarda gli africani non è stato semplice. La diversità di cultura e di modi di vivere ci hanno messo sempre in forti dubbi. Ma loro li capiamo, e li difendiamo. Stiamo dalla loro parte. Chi siamo noi per poter venire qui a dettare legge con i nostri metodi ben lontani dai loro??? E chi ci dice che i nostri (occidentali) siano giusti??? Per gli africani è meglio 1 dollaro oggi che 10 domani, e spesso piangono e pretendono, ma senza fare niente (o quasi) per migliorare la situazione. Ma chi siamo noi per giudicare??? Non siamo di sicuro perfetti, viste le rogne che ci sono in occidente. Questo a noi ha fatto riflettere molto. Anche se ai nostri occhi molte cose erano e sono inconcepibili, non possiamo giudicarle. Visto che poi, e questo ne è un esempio, le problematiche più grosse che abbiamo avuto quest’anno sono arrivate da persone occidentali. Tutto mondo è paese nel vero senso della parola. Sicuramente quest’anno è stato tutto in grande CONTRASTO e quindi ci ha creato una confusione enorme. Impossibile tirare conclusioni anche dopo 50 anni immaginiamo dopo appena un anno. E chi non è mai stato qui (o solo per qualche giorno), non può capire. Ma Grazie Zimbabwiani perché nonostante tutte le rabbie che ci avete fatto venire ci avete insegnato e condiviso un sacco di cose…e anche per voi (specialmente e soprattutto per le DONNE) ne è valsa la pena.
Ci mancheranno un sacco di cose, una su tutte la calma e la tranquillità che si vive qui. Forse troppa?? Mah alla fine ci siamo abituati, e si vive meglio. Ci mancherà la nostra casa che era molto confortevole e pratica, il farsi la doccia col secchio con soli
buini e scimmie. E la gente li che ti accoglie con sorrisi e felicità. Ci mancheranno questi villaggi. E ci mancherà salutare un sacco di gente ogni incontro, fermarsi ogni 3x2 per salutarsi e chiedersi come và. Ci mancherà ogni sera o ogni minuto libero andare in ospedale a trovare i pazienti e stare con loro anche solo per due veloci parole, e questo mancherà tanto. E ci mancheranno le piste sabbiose dove quando piove guidi col rischio di impantanarti ogni due metri. Ci mancherà la nostra auto con cui abbiamo condiviso 25768 km…e ci mancherà passeggiare per lunghi minuti in cerca della rete telefonica completam
ente instabile. E ci mancherà questo internet lento come una lumaca, ma che ormai ci eravamo abituati. Insomma ci mancherà vivere di essenzialità e di semplicità.
Vogliamo chiudere questo grande capitolo con una storiella che si racconta spesso qui: Un occidentale su una macchina bellissima viaggia in direzione Est da queste parti quando trova uno zimbabwiano sotto un albero che guarda il bellissimo panorama. L’occidentale si ferma e chiede: cosa stai facendo??? E lo zimba: niente mi sto godendo il panorama. E l’occidentale: ma perché non vai a lavorare così guadagni tanti soldi. E lo zimba: e perché dovrei??? E l’occidentale: perché così ti compri una casa più bella, una macchina grande, la tv, non devi lavorare nell’orto, puoi andare in ferie, vestirti alla moda. E lo zimba chiese: e poi??? E poi puoi avere tanto buon cibo, i figli che studiano e diventano dottori o avvocati, avere una carriera, andare fuori la sera con gli amici, e fare un sacco di cose. E lo zimba chiede: e poi??? E l’occidentale: e poi sei felice quando hai tutte queste cose. E lo zimba: ma io sono già felice così.
Foto 1: Panorama nella zona dell'ospedale; Foto 2: casetta con orti e terreni coltivati; Foto 3: il nostro magazzino-deposito dei container dove ci sono alimenti, medicine e tutto il necessario per i progetti; Foto 4: una classica strada rurale; Foto 5: un coppia di elefanti; Foto 6: un bambino ricoverato in pediatria, nella foto con la mamma; Foto 7: Noi Carlo ed Elisa; Foto 8: attraversamento del ponte che porta in ospedale dopo qualche ora di pioggia. Il rigagnolo fino a qualche minuto prima era inesistente, e poi ha strariparto innondando la strada e i campi; Foto 9: Una simpatica giraffa; Foto 10 il nostro Ciao!!!
mercoledì 25 gennaio 2012
Ringraziamenti
Come abbiamo ringraziato il dott. Carlo, è giusto ringraziare un altro bel po’ di persone che durante quest’anno sono state importanti per noi. Innanzitutto il ringraziamento per eccellenza va al popolo zimbabwiano che ci ha accolto, rispettato e fatto
sentire come due di loro. Di certo quindi un grazie particolare ai bimbi del Villaggio S. Marcellino e allo Staff, alle mamme malate di Aids del centro Spagnolli, ai pazienti dell’ospedale e allo staff in modo particolare a Dickson, Kaseke, Chaka, Mapuranga, Cristina, il dott. Rupfuze, mamma Sara, Rosmary, e molti molti altri come Peter e Manguanda. Un ringraziamento va anche alla dott. Pesaresi che, nonostante i suoi quasi 80 anni, lavora qui come un leone tra pregi e difetti. E ci ha accolto a lavorare qui dopo che al villaggio ci avevano detto che non eravamo i ben accetti. Lei è stata sicuramente una delle migliori scuole che abbiamo avuto nella nostra vita. La sua ironia e simpatia, legata alle sue grida e ai suoi m
odi moooolto particolari non li dimenticheremo mai. Un grazie quindi a Massimo, una persona speciale che ha condiviso con noi questa strada spesso in salita. Forse lo definirei un “sacco da botte di sfoghi” perché poveretto ci ha sempre ascoltati e aiutati, nonostante i grandi problemi che anche lui aveva. Ci spiace che a volte le incomprensioni siano state motivo di discordia, ma forse per queste incomprensioni è nata un’amicizia che non dimenticheremo. Un grazie va a don Vincenzo, che mi sembra strano chiamarlo don. Ogni volta che si andava in capitale era d’obbligo un’uscita insieme o uno stop in nunziatura (grazie a tutti quelli della nunziatura e al Nunzio) per qualche bella ora di divertimento e relax. Ce ne fossero tanti sacerdoti come te, il mondo sarebbe realmente diverso. Un grazie anche a Davide che ha condiviso con noi 4 mesi difficili ma molto belli. E un grazie a tutti i gruppi di Rimini, alla delegazione provinciale di Trento e a tutti quelli che sono venuti a trovarci quest’anno specialmente al dott. Bologna con cui abbiamo condiviso bellissimi momenti. Un grazie a Werner, lo svizzero con un cuore grande. E alla Caterina, che staresti ad ascoltarla per ore. Un grazie va alle suore di Kariba e del centro Spagnolli che ci hanno sempre accolto con grande entusiasmo. E a Sr. Zaveria, semplicemente unica. Un ringraziamento va anche a chi dall’Italia con estrema amicizia ci ha sempre ascoltati, e non ci ha fatto mai sentire soli tenendoci spesso in contatto con lassù: Glauco, Laura, Francesco (checco) Sonia, Elly e Nicola. E ai nostri grandi ami
ci lettori del blog, in particolare Michele e Lorena. Un grazie va anche ai nostri genitori e ai parenti che come sempre “sopportano” queste nostre follie. E infine ringraziamo l’associazione che, nonostante tutto, ci ha permesso quest’esperienza sostenendoci economicamente. Un grazie va a chi ho dimenticato, perché sicuramente qualcuno mi è scappato. OPS! Un grazie va al Signore che ancora una volta ci ha permesso di fare un’avventura meravigliosa. Foto 1 e 2: Leonessa e Leone al Lion and Cheetah Park di Harare; Foto 3: Io e Manu con Dr. Massimo sulla distra, Don Vincenzo sulla sinistra e Davide vicino a me; Foto 4: momento di lavoro con i ragazzi dell'ospedale mentre facciamo il cemento per la piattaforma. Più di 300 cariole di cemento mescolato e fatto tutto a mano.
mercoledì 18 gennaio 2012
Grazie dott. Carlo Spagnolli
sto o quello, e soprattutto visitare e visitare malati. Poi nei 3 giorni che è qui in ospedale, visita anche 100 pazienti in un giorno e nell’altro esegue 6-7-8 operazioni dalle più svariate e diverse. Per poi tornare a visitare. Caricare il furgone, portare gente, smistare cibo e medicine….sempre sempre con il sorriso e la serenità sul viso. Tranquilli anche lui si arrabbia, non dimenticherò mai alcune su telefonate “di sfogo” dove il timbro della sua voce mi è scolpito nella mente. Eppure ha sempre affrontato gli attacchi e le cattiverie della gente. Oh di certo anche lui ha i suoi difetti, e ogni tant te ghe daresi na bota en testa perché non si fa aiutare a morire. Oppure, nella sua troppa bontà, non si rende conto che a volte lo usano e sfruttano. Eppure lui sorride e pensa ai malati. Per un anno intero siamo stati in collegamento tutti i giorni, perché lui viaggia molto quando non è qui, p
to una ragazza zimbabwiana, cui noi auguriamo ogni bene. Le risate, le grandi discussioni sul da farsi e dei progetti, le chiacchierate generali, i grandi momenti passati insieme ovunque quest’anno, i problemi e le vittorie, l’osservare gli animali e la natura, le escursioni…e molto altro, resteranno per noi il miglior ricordo dello Zimbabwe e di questo 2011. Ricordo con un sorriso una telefonata di maggio: Carlo, abbiamo trovato un costruttore, sembra in gamba. Ci ha fatto un buon preventivo, sembra serio. Ora aspettiamo le altre risposte poi decidiamo. Ah…questo non è zimbabwiano ma del Malawi. E lui: Alessio, prendilo subito. (e difatti si rivelò eccezionale). Con un po’ di tristezza sapendo che ci mancherai, perché per te ne è valsa la pena, Grazie di Cuore Carlo. Foto 1: Ale, Manu, Carlo e Naomi; Foto 2: Alessio e Carlo in sala operatoria; Foto 3: Leone nel parco di Harare; Foto 4; il dott. Carlo Spagnolli; Foto 5: Alcune delle tantissimi pitture rupestri che ci sono nell'area intorno all'ospedale esplorate con Carlo.
sabato 7 gennaio 2012
Il Problema
enti, e da varie problematiche. Da qualche settimana in ospedale, degli italiani, siamo rimasti solo noi. E sinceramente non si sta male, anzi, ed tutto molto tranquillo. Così abbiamo più tempo per scambiare parole e la gente si lascia andare (essendo che io e manu non contiamo niente a livello direzionale) in piccoli sfoghi. Quello che stiamo facendo è osservare meglio i comportamenti e il perché di tante piccole cose, e capire. Non vogliamo accusare ne difendere nessuno, tutti hanno torto come ragione e non spetta a noi giudicare. Ma tirando un po’ la conclusione di tutte queste piccole osservazioni arriviamo a questo: qui non c’è un problema grosso da dire risolviamolo. Il problema o meglio i problemi sono, e come qualcuno li nomina, le guerre tra poveri. Gelosie, intrighi, complotti, dispetti, regolazioni di
conti, piaceri vecchi di anni e non, ingiustizie, egoismo, interessi, soldi, corruzione, ricatti, bugie, pagamento e ritiro di pizzo (soprattutto in ospedale a sfavore dei malati e dei poveri)...dove tutti, chi più chi meno, è dentro. Tutto questo fomentato da un sacco di CHIACCHERE che sono alla base di tutti i problemi (niente di diverso dall’Italia, ma qui è molto più amplificato visto che si vive e lavora tutti insieme a stretto contatto). Questo crea un susseguirsi di eventi, piccoli fatti, a cui non ci si verrà mai a capo. Inutile provare a sistemare le cose, provare a dare un po’ di pace a tutti questi piccoli fatti che a fine giornata diventano un macigno sopra la testa. Sarebbe come lottare contro nessuno o tutti, ma da soli. Di certo si potrà mettere delle regole più ferree (chi siamo noi per farlo in un paese che non è il nostro, e soprattutto se a mettere le regole sono chi fomenta e ha creato tutto questo, non ci si viene più a capo, e se le istituzioni o associazioni che abbiamo alle spalle sono inesistenti o quasi, si torna ad avere le mani legate), ma appena giri l’occhio questi piccoli problemi sotto so
tto continueranno ad alimentarsi, sbucheranno di nuovo e così si è di nuovo da punto a capo. Attualmente non è la fame, la vera fame, che porta a tutte questo. Anche se qui qualche anno fa la fame si pativa di brutto. Ma la povertà materiale che spinge le persone ad essere cattive verso il prossimo e a sorridersi abbracciarsi di fronte, ma ad affilare i coltelli appena ti giri (tutto mondo è paese). Fare il patto con il diavolo oggi e con l’acqua santa domani. Ma voglio concludere questo con una domanda: ma noi (io, Manu e voi) cosa faremmo al loro posto se fossimo noi a vivere in una situazione così, di povertà materiale assoluta??? Personalmente non credo saremmo esenti dal comportarci così…. Foto 1: Ale e Manu con una tartaruga di 300 anni che pesa 500 kg ad Harare; Foto 2 e 3: giraffa e ippopotami nei parchi nazionali dello Zimbabwe.
domenica 1 gennaio 2012
Polizia
n la croce rossa non abbiamo mai avuto problemi o storie, anzi abbiamo sempre la precedenza. Ma quanti pulmini vengono fermati e quanti vengono ricattati e obbligati a pagare un extra per evitare una multa (che tanto troverebbero da farti), senza ricevuta. Questi soldi vengono intascati dai poliziotti e in percentuale dai capi che se ne stanno comodi seduti in ufficio. La gente è ancora terrorizzata dagli eventi del passato dove i poliziotti pestavano a sangue la gente e buttavano ratticidi nelle ferite. E molte altre torture. Noi, in ospedale, abbiamo la stazione di polizia fissa. Niente di che, è solo una casa dove vivono due poliziotti. E, con tutto quello che viene rubato nei dintorni e in ospedale, hanno il loro bel da fare. Personalmente ho avuto due spiacevoli avventure con alcuni di loro, che confermano quanto detto sopra. La prima, la più soft,
ero in cerca di mattoni. Così uno di loro (che quel giorno non ricordavo era un poliziotto perché era in borghese e non ci facevo caso) mi portò a prenderli. Erano mille e di buona qualità (fatti per strada da gente che li cuoce in forni occasionali), così dissi al tipo che ne avrei presi altri 3000 fra due settimane. Lo pagai e tutto era finito. Dopo qualche ora venne e mi accusò di averne presi
ammetterlo di aver alzato la voce e minacciato di non prendere il resto dei mattoni. Così a orecchie basse se ne è andato. Poco furbo però alla fine mi disse che aveva bisogno di soldi e che ci provava. Così perse anche la commissione dei 3000. Questo conferma una delle teorie più gettonate qui: meglio 1 dollaro oggi che 10 domani. Ma la cosa buffa viene qualche settimana dopo. Mentre facevo altri carichi di mattoni davo passaggio a una decina di persone a carico e avevo due poliziotti seduti vicino a me in cabina (da notare che loro ti fermano e sei obbligato a dar loro un passaggio gratuitamente). Uno scese con la scusa di aiutare le persone e l’altro mi teneva occupato a
chiacchiere. Mentre quello fuori faceva scendere l’ultima persona, mi accorsi per colpo di fortuna dallo specchietto che chiedeva soldi ai poveri che avevo trasportato. Così infuriato come non mai scesi dalla macchina e chiesi cosa stesse facendo con quei soldi, colto sul fatto il poliziotto (ah uno era in borghese, ma li conoscono tutti) mi disse che erano per me (ma chi glielo aveva chiesto???). Così richiamai indietro tutte le persone che avevo trasportato ormai dirette in ospedale e dissi al poliziotto di ridare indietro i soldi uno a uno, penso che umiliazione peggiore per questi corrotti non c’era. Credo sia questione di giustizia e in questi casi, nel piccolo si può ottenerla. Ma purtroppo è all’ordine del giorno e questa categoria, dove i capi poi chiedono percentuali ai poliziotti fanno si che diventi una catena dove alla fine è il povero che ci rimette, come sempre, e tu impotente resti solo a guardare. Foto 1: il cartello all'entrata dell'ospedale; Foto 2: vista dall'alto di una montagna dell'ospedale; Foto 3: il paesaggio zimbabwiano delle nostre zone; Foto 4: alcune capanne tra i baobab; Foto 5: tipico tramonto.