Come abbiamo ringraziato il dott. Carlo, è giusto ringraziare un altro bel po’ di persone che durante quest’anno sono state importanti per noi. Innanzitutto il ringraziamento per eccellenza va al popolo zimbabwiano che ci ha accolto, rispettato e fatto
sentire come due di loro. Di certo quindi un grazie particolare ai bimbi del Villaggio S. Marcellino e allo Staff, alle mamme malate di Aids del centro Spagnolli, ai pazienti dell’ospedale e allo staff in modo particolare a Dickson, Kaseke, Chaka, Mapuranga, Cristina, il dott. Rupfuze, mamma Sara, Rosmary, e molti molti altri come Peter e Manguanda. Un ringraziamento va anche alla dott. Pesaresi che, nonostante i suoi quasi 80 anni, lavora qui come un leone tra pregi e difetti. E ci ha accolto a lavorare qui dopo che al villaggio ci avevano detto che non eravamo i ben accetti. Lei è stata sicuramente una delle migliori scuole che abbiamo avuto nella nostra vita. La sua ironia e simpatia, legata alle sue grida e ai suoi m
odi moooolto particolari non li dimenticheremo mai. Un grazie quindi a Massimo, una persona speciale che ha condiviso con noi questa strada spesso in salita. Forse lo definirei un “sacco da botte di sfoghi” perché poveretto ci ha sempre ascoltati e aiutati, nonostante i grandi problemi che anche lui aveva. Ci spiace che a volte le incomprensioni siano state motivo di discordia, ma forse per queste incomprensioni è nata un’amicizia che non dimenticheremo. Un grazie va a don Vincenzo, che mi sembra strano chiamarlo don. Ogni volta che si andava in capitale era d’obbligo un’uscita insieme o uno stop in nunziatura (grazie a tutti quelli della nunziatura e al Nunzio) per qualche bella ora di divertimento e relax. Ce ne fossero tanti sacerdoti come te, il mondo sarebbe realmente diverso. Un grazie anche a Davide che ha condiviso con noi 4 mesi difficili ma molto belli. E un grazie a tutti i gruppi di Rimini, alla delegazione provinciale di Trento e a tutti quelli che sono venuti a trovarci quest’anno specialmente al dott. Bologna con cui abbiamo condiviso bellissimi momenti. Un grazie a Werner, lo svizzero con un cuore grande. E alla Caterina, che staresti ad ascoltarla per ore. Un grazie va alle suore di Kariba e del centro Spagnolli che ci hanno sempre accolto con grande entusiasmo. E a Sr. Zaveria, semplicemente unica. Un ringraziamento va anche a chi dall’Italia con estrema amicizia ci ha sempre ascoltati, e non ci ha fatto mai sentire soli tenendoci spesso in contatto con lassù: Glauco, Laura, Francesco (checco) Sonia, Elly e Nicola. E ai nostri grandi ami
ci lettori del blog, in particolare Michele e Lorena. Un grazie va anche ai nostri genitori e ai parenti che come sempre “sopportano” queste nostre follie. E infine ringraziamo l’associazione che, nonostante tutto, ci ha permesso quest’esperienza sostenendoci economicamente. Un grazie va a chi ho dimenticato, perché sicuramente qualcuno mi è scappato. OPS! Un grazie va al Signore che ancora una volta ci ha permesso di fare un’avventura meravigliosa. Foto 1 e 2: Leonessa e Leone al Lion and Cheetah Park di Harare; Foto 3: Io e Manu con Dr. Massimo sulla distra, Don Vincenzo sulla sinistra e Davide vicino a me; Foto 4: momento di lavoro con i ragazzi dell'ospedale mentre facciamo il cemento per la piattaforma. Più di 300 cariole di cemento mescolato e fatto tutto a mano.
mercoledì 25 gennaio 2012
Ringraziamenti
mercoledì 18 gennaio 2012
Grazie dott. Carlo Spagnolli
sto o quello, e soprattutto visitare e visitare malati. Poi nei 3 giorni che è qui in ospedale, visita anche 100 pazienti in un giorno e nell’altro esegue 6-7-8 operazioni dalle più svariate e diverse. Per poi tornare a visitare. Caricare il furgone, portare gente, smistare cibo e medicine….sempre sempre con il sorriso e la serenità sul viso. Tranquilli anche lui si arrabbia, non dimenticherò mai alcune su telefonate “di sfogo” dove il timbro della sua voce mi è scolpito nella mente. Eppure ha sempre affrontato gli attacchi e le cattiverie della gente. Oh di certo anche lui ha i suoi difetti, e ogni tant te ghe daresi na bota en testa perché non si fa aiutare a morire. Oppure, nella sua troppa bontà, non si rende conto che a volte lo usano e sfruttano. Eppure lui sorride e pensa ai malati. Per un anno intero siamo stati in collegamento tutti i giorni, perché lui viaggia molto quando non è qui, p
to una ragazza zimbabwiana, cui noi auguriamo ogni bene. Le risate, le grandi discussioni sul da farsi e dei progetti, le chiacchierate generali, i grandi momenti passati insieme ovunque quest’anno, i problemi e le vittorie, l’osservare gli animali e la natura, le escursioni…e molto altro, resteranno per noi il miglior ricordo dello Zimbabwe e di questo 2011. Ricordo con un sorriso una telefonata di maggio: Carlo, abbiamo trovato un costruttore, sembra in gamba. Ci ha fatto un buon preventivo, sembra serio. Ora aspettiamo le altre risposte poi decidiamo. Ah…questo non è zimbabwiano ma del Malawi. E lui: Alessio, prendilo subito. (e difatti si rivelò eccezionale). Con un po’ di tristezza sapendo che ci mancherai, perché per te ne è valsa la pena, Grazie di Cuore Carlo. Foto 1: Ale, Manu, Carlo e Naomi; Foto 2: Alessio e Carlo in sala operatoria; Foto 3: Leone nel parco di Harare; Foto 4; il dott. Carlo Spagnolli; Foto 5: Alcune delle tantissimi pitture rupestri che ci sono nell'area intorno all'ospedale esplorate con Carlo.
sabato 7 gennaio 2012
Il Problema
enti, e da varie problematiche. Da qualche settimana in ospedale, degli italiani, siamo rimasti solo noi. E sinceramente non si sta male, anzi, ed tutto molto tranquillo. Così abbiamo più tempo per scambiare parole e la gente si lascia andare (essendo che io e manu non contiamo niente a livello direzionale) in piccoli sfoghi. Quello che stiamo facendo è osservare meglio i comportamenti e il perché di tante piccole cose, e capire. Non vogliamo accusare ne difendere nessuno, tutti hanno torto come ragione e non spetta a noi giudicare. Ma tirando un po’ la conclusione di tutte queste piccole osservazioni arriviamo a questo: qui non c’è un problema grosso da dire risolviamolo. Il problema o meglio i problemi sono, e come qualcuno li nomina, le guerre tra poveri. Gelosie, intrighi, complotti, dispetti, regolazioni di
conti, piaceri vecchi di anni e non, ingiustizie, egoismo, interessi, soldi, corruzione, ricatti, bugie, pagamento e ritiro di pizzo (soprattutto in ospedale a sfavore dei malati e dei poveri)...dove tutti, chi più chi meno, è dentro. Tutto questo fomentato da un sacco di CHIACCHERE che sono alla base di tutti i problemi (niente di diverso dall’Italia, ma qui è molto più amplificato visto che si vive e lavora tutti insieme a stretto contatto). Questo crea un susseguirsi di eventi, piccoli fatti, a cui non ci si verrà mai a capo. Inutile provare a sistemare le cose, provare a dare un po’ di pace a tutti questi piccoli fatti che a fine giornata diventano un macigno sopra la testa. Sarebbe come lottare contro nessuno o tutti, ma da soli. Di certo si potrà mettere delle regole più ferree (chi siamo noi per farlo in un paese che non è il nostro, e soprattutto se a mettere le regole sono chi fomenta e ha creato tutto questo, non ci si viene più a capo, e se le istituzioni o associazioni che abbiamo alle spalle sono inesistenti o quasi, si torna ad avere le mani legate), ma appena giri l’occhio questi piccoli problemi sotto so
tto continueranno ad alimentarsi, sbucheranno di nuovo e così si è di nuovo da punto a capo. Attualmente non è la fame, la vera fame, che porta a tutte questo. Anche se qui qualche anno fa la fame si pativa di brutto. Ma la povertà materiale che spinge le persone ad essere cattive verso il prossimo e a sorridersi abbracciarsi di fronte, ma ad affilare i coltelli appena ti giri (tutto mondo è paese). Fare il patto con il diavolo oggi e con l’acqua santa domani. Ma voglio concludere questo con una domanda: ma noi (io, Manu e voi) cosa faremmo al loro posto se fossimo noi a vivere in una situazione così, di povertà materiale assoluta??? Personalmente non credo saremmo esenti dal comportarci così…. Foto 1: Ale e Manu con una tartaruga di 300 anni che pesa 500 kg ad Harare; Foto 2 e 3: giraffa e ippopotami nei parchi nazionali dello Zimbabwe.
domenica 1 gennaio 2012
Polizia
n la croce rossa non abbiamo mai avuto problemi o storie, anzi abbiamo sempre la precedenza. Ma quanti pulmini vengono fermati e quanti vengono ricattati e obbligati a pagare un extra per evitare una multa (che tanto troverebbero da farti), senza ricevuta. Questi soldi vengono intascati dai poliziotti e in percentuale dai capi che se ne stanno comodi seduti in ufficio. La gente è ancora terrorizzata dagli eventi del passato dove i poliziotti pestavano a sangue la gente e buttavano ratticidi nelle ferite. E molte altre torture. Noi, in ospedale, abbiamo la stazione di polizia fissa. Niente di che, è solo una casa dove vivono due poliziotti. E, con tutto quello che viene rubato nei dintorni e in ospedale, hanno il loro bel da fare. Personalmente ho avuto due spiacevoli avventure con alcuni di loro, che confermano quanto detto sopra. La prima, la più soft,
ero in cerca di mattoni. Così uno di loro (che quel giorno non ricordavo era un poliziotto perché era in borghese e non ci facevo caso) mi portò a prenderli. Erano mille e di buona qualità (fatti per strada da gente che li cuoce in forni occasionali), così dissi al tipo che ne avrei presi altri 3000 fra due settimane. Lo pagai e tutto era finito. Dopo qualche ora venne e mi accusò di averne presi
ammetterlo di aver alzato la voce e minacciato di non prendere il resto dei mattoni. Così a orecchie basse se ne è andato. Poco furbo però alla fine mi disse che aveva bisogno di soldi e che ci provava. Così perse anche la commissione dei 3000. Questo conferma una delle teorie più gettonate qui: meglio 1 dollaro oggi che 10 domani. Ma la cosa buffa viene qualche settimana dopo. Mentre facevo altri carichi di mattoni davo passaggio a una decina di persone a carico e avevo due poliziotti seduti vicino a me in cabina (da notare che loro ti fermano e sei obbligato a dar loro un passaggio gratuitamente). Uno scese con la scusa di aiutare le persone e l’altro mi teneva occupato a
chiacchiere. Mentre quello fuori faceva scendere l’ultima persona, mi accorsi per colpo di fortuna dallo specchietto che chiedeva soldi ai poveri che avevo trasportato. Così infuriato come non mai scesi dalla macchina e chiesi cosa stesse facendo con quei soldi, colto sul fatto il poliziotto (ah uno era in borghese, ma li conoscono tutti) mi disse che erano per me (ma chi glielo aveva chiesto???). Così richiamai indietro tutte le persone che avevo trasportato ormai dirette in ospedale e dissi al poliziotto di ridare indietro i soldi uno a uno, penso che umiliazione peggiore per questi corrotti non c’era. Credo sia questione di giustizia e in questi casi, nel piccolo si può ottenerla. Ma purtroppo è all’ordine del giorno e questa categoria, dove i capi poi chiedono percentuali ai poliziotti fanno si che diventi una catena dove alla fine è il povero che ci rimette, come sempre, e tu impotente resti solo a guardare. Foto 1: il cartello all'entrata dell'ospedale; Foto 2: vista dall'alto di una montagna dell'ospedale; Foto 3: il paesaggio zimbabwiano delle nostre zone; Foto 4: alcune capanne tra i baobab; Foto 5: tipico tramonto.sabato 24 dicembre 2011
Muve ne Christmas jakanaka
Viste le varie versioni speriamo si scrive così....comunque si, e anche il Natale è arrivato. Dobbiamo ammettere che siamo fortunati, l’anno scorso Alaska, quest’anno Zimbabwe. Di certo non possiamo mica lamentarci. E infatti stiamo benissimo e siamo felicissimi di vivere questa nuova esperienza. Di certo Natale non sembra, abituati alla neve e al freddo anche del nostro trentino, qui con i 30 o più gradi stabili sembra più ferragosto. A parte che tutti ci chiedono soldi o specialmente regali per Natale, l’unica aria Natalizia che tira qui in Ospedale è che tutti sono in ferie, o quasi e l’ospedale è parecchio vuoto. Niente canti, niente feste, niente di niente. E neanche tra i villaggi. Ora, quello che poi è il rito qui, tutti si preparano andando a passare il giorno di Natale come da noi, in famiglia e riunendosi tutti insieme. Mangiando
numero. Diversa la situazione in capitale, dove la città (e fa un certo effetto con ste temperature) è invasa da luci e colori. Babbi Natale giganti e un sacco di pupazzi colorati. Infine molti megafoni all’esterno dei negozi decorati (chi fa le decorazioni e tutto sono privati, bianchi che detengono gran parte dei negozi) suonano e cantano canzoni natalizie. Per finire poi in molti concerti, spesso di bambini o di scuole, di canzoni natalizie, a cui abbiamo partecipato in un’occasione, in una nostra visita a un orfanotrofio. Ma vogliamo raccontare un fatto. Questo ci fa sempre riflettere e ci manda molte volte in tilt perché si scontra con l’esperienza nostra quotidiana. Ogni tanto io (Alessio) vado con la mia auto tra i villaggi su tra le montagne o dentro verso posti rurali, più rurali dell’ospedale, per portare qualche aiuto o dare qualche trasporto soprattutto
ai pazienti (la mia auto è nata come ambulanza) con più difficoltà motorie. Sono quelle rare occasioni che si ha a che fare con i veri poveri, i veri bisognosi, che però stanno la, in posti dimenticati dove neanche la strada arriva. Raramente chiedono qualcosa, vengono in ospedale (a centinaia sia chiaro) tutti i giorni, fanno la visita, prendono le medicine e via senza neanche che te ne accorgi. Beh, un pomeriggio accompagno questo paziente a casa e vado da una famiglia a consegnare un sacco di riso. Li si fa qualche piccolo rituale di benvenuto, ma nulla di che. Così chiedo come sta la famiglia, e solite cose. Parlando poi della pioggia il capofamiglia (hanno 5 figli) mi fa: speriamo che la pioggia arrivi presto così possiamo preparare il regalo di Natale per i nostri figli. Io, ingenuamente, chiesi quale era questo regalo e lui mi disse: un sacchettino di pomodori ciascuno, ma dubito ci riusciremo per Natale…aspetteranno. Foto 1: nella notte tra il 24 e 25 abbiamo consegnato a ogni paziente un sacchettino contenente una T-shirt, carne in scatola, 600 gr. di riso, 1 kg di fagioli, 10 confezioni di marmellatine e caramelle. E qui vedete la nostra cariola piena di ottime cose. Potete immaginare la felicità dei pazienti. Foto 2: mentre Alessio e Davide consegnano il pacchettino nel reparto donne. Foto 3: il nostro modo per auguruarvi un Felice Natale!!!
mercoledì 21 dicembre 2011
Aggiornamenti 2011
La pancia di Manu cresce e il nostro piccolo/a si muove sempre di più. Stiamo bene, ora che Natale è vicino, molti sono tornati in Italia per le ferie (praticamente tutti), qui è tutto tranquillo, forse troppo. Da quando i medici sono andati via, in ospedale c’è totale anarchia. Ok, il servizio al paziente c’è sempre, ma non è ottimale. Assenteismo o lunghe pause sono all’ordine del giorno. Per fortuna anche i pazienti sono calati molto. Una cosa molto positiva di queste ultime settimane, è che ci siamo chiariti con il dott. Massimo. Era qualche mese, specialmente novembre, che ci si scontrava spesso e c’era qualche problema. È vero che il clima era molto teso e tutti un po’ (tanto) nervosi, ma ci sarebbe dispiaciuto litigare o non chiarirsi. Così, tra un viaggio ad Harare e qualche serata libera, abbiamo avuto modo di confrontarci e scambiare delle idee. Così facendo abbiamo capito del perché di molte cose, e questo ci ha dato una bella botta positiva. Siamo felici di aver chiarito (per fortuna poi in positivo) con lui queste cose. Di certo ci vengono poi in
mente le parole di Lia (ass. provinciale alla solidarietà) che aveva perfettamente individuato l’individualità che c’è qui. Effettivamente, rispetto ad altri posti come Tanzania, Kenya, Botswana e Ovest Zimbabwe, in queste zone non c’è una vera e propria vita di comunità e anche gli stessi villaggi sono case sparse e isolate. Al contrario delle altre zone dove sono disposte a cerchio o comunque vicine. Tutti svolgono una vita per conto loro, sicuramente legata alla famiglia o alle famiglie visto che gli scambi di coppie, poligamia, e (causa i tantissimi morti per AIDS) di parentela sono molte. In effetti è molto facile trovare famiglie con 6-8 figli, ma che in realtà alcuni sono figli, altri nipoti di famigliari deceduti. Chi tira avanti tutta sta storia, è la donna. La donna ha un ruolo fondamentale anche se sottomessa. Si, molti uomini lavorano, ma mai come le donne. E quello che l’uomo guadagna di
fficilmente lo mette a disposizione della donna, ma se lo tiene per se o al massimo per la casa e i figli quando va bene. Chi fa tutto in casa e fuori è la donna, chi si occupa dei figli è la donna, chi porta a casa due lire è soprattutto la donna, chi è maltrattata, a volte picchiata, molte volte tradita, è la donna. Eppure, con una forza da leoni, si tira su e continua a fare la vita quotidiana devota ai figli. L’uomo magari lavora si, ma poi passa ore e ore sotto una pianta all’ombra o purtroppo al bar a ubriacarsi. Pochi sono gli uomini che aiutano nell’orto o con i figli se lavorano fuori casa, ma dai per fortuna ci sono. Una delle cose che più ci fa riflettere e arrabbiare è che quando parli con la gente in generale è per lo più perché hanno uno scopo ben preciso: ricevere. Per carità capiamo benissimo le necessità, ma pochi ti chiedono come stai realmente perché interessati (anche in Italia per quello), e spesso usano parole come I need, I want, Give me! Tradotto è: ho bisogno, io voglio e dammi. E non vanno per il gentile, come se tutto fosse dovuto solo perché siamo europei. Ci soffriamo molto davanti a queste cose entrate ormai nel nostro quotidiano, ma è così. E per le generazioni future la cosa non è rosea. Ormai sono 10 mesi che siamo qui, e tornando con la mente a febbraio, notiamo un netto cambiamento nel paese. Si per carità, corruzione e ingiustizie sono all’ordine del giorno e difficilmente cambieranno (visto che poi è nel Dna di questo popolo, seppur pacifico), ma si vedono più negozi e con gli scaffali pieni di cose, ormai si trova di tutto, qualche lavoro infrastrutturale è stato fatto, e il Paese ha avuto una crescita notevole in meno di un anno. È vero la presenza di bian
chi qui è altissima, ma Harare per esempio, è cambiata come dal giorno alla notte. E sembra di essere in una comune capitale europea. Peccato che però questa gente (i bianchi) non hanno capito che questo è un paese africano e fanno ancora i “padroni”. Di conseguenza, sono pochi gli africani con spirito di iniziativa o che provano a dare una scossa a questa cosa,e purtroppo la pigrizia e la malavoglia, o chissà che, li rende ancora “sottomessi”. Ora alcune catene multinazionali stanno aprendo punti vendita nelle città più importanti, e questo creerà grossi problemi ai piccoli mercanti locali. I prezzi stanno continuando a oscillare e salire….la nostra paura è che questa salita vertiginosa (sia di prezzi che di benestare nel paese) possa creare un grosso distacco tra i poveri (veri poveri), chi comunque vive (una grossa percentuale) e i ricchi, rimandando il Paese (e quindi i più poveri) nel baratro di alcuni anni fa. Foto 1: biglietto lasciato da una donna affamata, di certo non pretendiamo che tutte siano così, ma almeno un pò di educazione e rispetto si; Foto 2 e Foto 3: capanne e villaggi raggiunti con la mia auto carica di aiuti che provengono dai container di Carlo, a volte non esiste strada per arrivarci; Foto 4: la clinica dentistica ultimata e completamente funzionante; Foto 5: la nuova clinica oculistica completa e operativa.
domenica 4 dicembre 2011
Drink
tondano il tutto con gli ortaggi. Sicuramente non è facile campare con questi pochi soldi ma per la gente è superconveniente ed è un “arrotondare” lo “stipendio”. Vi chiederete chi compra la bevanda. Beh, chi lavora alla fine del turno o durante la pausa se la può permettere, ma molti (i disoccupati) la bevono per pranzo. Si il loro pasto è un filone di pane (qualche fetta il resto deve durare per un altro giorno) senza niente o magari con un po’ di verdura, dal costo di 1 dollaro (700 gr.) e la bottiglietta di coca. Dicono che è molto Power e da le energie necessarie…..ma con sto caldo e il lavoro che uno svolge negli orti o sulla strada, pensate cosa può essere una bottiglia di coca, per non contare poi i danni al fisico visto che per dei giorni è il pasto principale dura
avendo nulla nello stomaco è facile ubriacarsi. Per carità, sia negli USA che in Italia da noi, questo problema è molto diffuso, ma non crediamo nella percentuale che c’è qui. Poi naturalmente salta fuori qualche ragazza…e la diffusione di Aids e malattie è facile, visto che molti qui credono nella poligamia. Insomma non vogliamo alzare il dito su nessuno ne giudicare questi fatti (visto che nessuno o quasi è astemio o santo), ma solo “denunciare” un problema molto grave purtroppo sottovalutato. Foto 1: la nuova cucina ristruttrata con piastrelle e pittura lavabile e le vasche di raccolta dell'acqua; Foto 2: un gruppo di ragazzi ubriachi sulla strada intorno a mezzogiorno; Foto 3: il menù dell'ospedale (porridge è latte o acqua con la farina e dipende cosa c'è che diventa tipo semolino mentre la sadza è la polenta bianca); Foto 4: zebra a Kariba.