sabato 10 settembre 2011

Vandali o cultura???

Scusate il ritardo ma internet disastro nelle ultime settimane, a stento la posta. (Vandali) Credo sia una parola che si addice molto a questa gente. Le settimane viaggiano molto veloci e il nostro incarico ultimamente è cercare di far qualcosa a livello organizzativo. Non è possibile perdere ore ed ore tutti i giorni solo perché alcuni dei dipendenti (operai, infermieri, ecc ecc…) non fa il proprio dovere. Da circa un mese due dei ragazzi che lavorano con me non si comportavano bene, mancavano dal lavoro e quando erano di turno andavano a giocare a calcio o a bere al bar raccontando un sacco di bugie (e sono bravissimi, ma polli). Tanto c’era Alessio o Dickson che copriva e che lavorava all’insaputa, ma ora rischiano così di perdere il posto di lavoro così tanto prezioso per la famiglia e i figli. Così come in ufficio di Manu che da quando lei ha iniziato a farsi un po’ dentro e capire come vanno le cose il responsabile insieme ad alcuni di loro spariva o comunque non esegue i propri doveri...pensando di fartela, ma son così polli che prima o poi li becchi. Questo ti fa girare e non poco, vista poi la situazione in cui si trovano…soprattutto perché alla fine ci va di mezzo il paziente....ma ad alimentare tutto sono sempre quei problemini stupidi che ci troviamo ad affrontare tutti i giorni. E il giorno che troveremo risposta a questa domanda farò festa: ma è possibile che qui le cose si rompono facilmente??? È possibile che cambi un rubinetto, una tazza del wc (e ne abbiamo cambiate molte…a voi vi si rompono di frequente???), una lampadina, una presa o una porta e dopo poco tempo è già rirotta??? Oppure si divertono a prendere a sassate i pannelli solari, a tagliarti un tubo o (e ce ne fosse molta) a lasciare l’acqua di rubinetti e docce, aperta tutta la notte completamente a dispersione??!!! Per non contare tutte le borse di plastica e immondizie che gettano per terra o, peggio ancora, nelle tubature e negli scarichi intasando tutto. Potrei andare avanti di pagine di esempi, peggiori o divertenti, fatto sta che questa purtroppo è la situazione….ed è difficile trovar rimedio visto il giro che ha l’ospedale di gente. Poi una delle cose meno piacevoli, fuori dall’ospedale, sono le case dello staff. In 30 anni sono state costruite parecchie case dello staff ed ostelli (poco più di una ventina) per poter ospitare i dipendenti con le proprie famiglie o i lavoratori che vengono da lontano. Queste case erano costruite nuove, come la nostra dove viviamo, eppure sembra che all’interno sia esplosa una bomba. Tutto rotto, mangiato, porte sventrate, bagni completamente distrutti, piastrelle rialzate….insomma un cesso. E sono proprio pochi quelli che si salvano…..e questo ci dispiace molto perché non è rispetto verso comunque chi te la da gratis, e ci vorrebbe tanto poco. Abbiamo poi scoperto che chi viene a “piangere” perché non arriva alla fine del mese per pagare le tasse scolastiche o altro…ha una donna delle pulizie o comunque sempre qualche sfizio che si toglie. Per carità non sta a noi giudicare….ma almeno non piangere. Tutto mondo è paese, e che non ci vengano a dire che poveretti è questione di cultura, perché vorrei proprio sapere qual è quella cultura che si comporta così (visto che poi non sono tutti così). Stiamo scoprendo che il discorso della “cultura” è una scusa di comodo (non sempre) a cui bisogna star molto attenti nel chiamarla in causa. (nelle 1 foto una bimba orfana in ospedale, nella 2 lunga fila quotidiana per l'acqua, la 3 il pronto soccorso e la 4 l'entrata dell'ospedale con la fila di pazienti e parenti in attesa, le ultime 3 foto sono parte di foto scattate con i nostri genitori, noi che viviamo qui ci dimentichiamo di fotografare...ops....). Un grazie di cuore anche al gruppo delle ragazze di Rimini che ci hanno fatto compagnia in queste 2 settimane condividendo un sacco di cose. Grazie!!!

venerdì 19 agosto 2011

Lavoratori e il gruppo Rimini 1

Queste cose sono accadute prima dell'arrivo dei genitori di Manu, quando ancora Massimo e Marilena (i due medici che stanno qui stabili in ospedale, lei la responsabile lui il dentista) stavano in Italia. Uno dei lavori che ci siamo prefissati è il rinnovo della clinica dentistica. Così con l'aiuto dei 2 papà abbiamo iniziato e completato alcuni lavori. Ma tra una cosa e l'altra dovevamo fare una traccia di 12 metri nel pavimento in cemento alta 10 cm e larga 20. Purtroppo reperire un martello pneumatico o demolitore qui è un impresa assai ardua, e quindi martello, punta e via. Il pavimento è costituito dal primo cm di cemento semplice quindi una cavolata mentre gli altri 9 cm sono costituiti da un impasto di sassi e sabbia di granito mescolati con cemento. Un bel problema. Pian piano con i ragazzi abbiamo completato i primi 7-8 metri con una difficoltà enorme. Così una mattina mi si presentano 2 ragazzi che, come sempre qui, mi chiedono soldi. 20 dollari a testa perchè devono mandare i figli a scuola. Benissimo ho pensato, e ho chiesto a loro di seguirmi. Gli ho portati in clinica gli ho dato un martello e una punta per cemento e ho detto: non importa quante ore o quanti metri fate, se mi date una mano per un pochino io vi do 20 dollari a testa. Uno di loro si inginocchia prende il martello in mano e da un colpo con la punta sul cemento, si rialza guarda negli occhi l'altro, ridono e mi dicono: ah NO GRAZIE. E se ne vanno. Così è stato per altre 12 persone (non chiedevano soldi ma cercavano lavoro). Alla fine mi si presenta un padre di famiglia e un ragazzino di 17 anni che non paralvano inglese, venivano dalle montagne: e in 2 giorni hanno fatto tutto il lavoro e han voluto 20 dollari a testa. Non di più. Ho rincontrato qualche giorno dopo il ragazzo e con l'aiuto di Dickson ho capito che era felicissimo e aveva già investito 20 dollari nel comprare un capretto che avrebbe fatto accoppiare per poter poi avviare una piccola attività di carne. Diceva che nel giro di qualche anno se le cose vanno bene avrà 6-7 capretti e potrà iniziare a costruire casa.



Il gruppo Rimini 1 (chiamiamo così perchè ne arriveranno altri) è arrivato mentre noi eravamo a Vic Falls i primi di agosto. Il dott. Massimo e la Dott.ssa Marilena sono di Rimini e organizzano questi gruppi di ragazzi che durante l'estate vengono a far visita all'ospedale per fare delle esperienze (o come dicono loro della vita vissuta). Questo gruppo era formato da 10 ragazzi e, a parte una, erano tutti sulla trentina. Alloggiavano in un ostello all'interno dell'ospedale (ostello è una casa con più stanze che di solito usano gli studenti infermieri che studiano qui) e ci hanno accolto come fossimo parte del loro gruppo in maniera splendida. La loro presenza qui è stata una boccata rigenerante per noi e questo confronto a stare insieme ci ha trasmesso molto e insegnato tanto. Insieme hanno dipinto la clinica dentistica, fatto riprese, sistemato alcune cosette come la farmacia e i farmaci, condiviso momenti con gli orfani e i due Dr. Clown fatto rallegrare la pediatria. Assistito a un'operazione di Carlo e ci hanno aiuato a sistemare i computer....e l'orto di Marilena. E i due dentisti....beh in clinica a togliere denti o a curarli. Un gruppo in sintonia, organizzato, semplice...così abbiamo avuto l'opportunità di fare passeggiate qui intorno, andare in un villaggio, vedere il tramonto e stare insieme. Forse la cosa più importante, condividere tanti momenti e sentimenti. Grazie ragazzi per quello che ci avete dato, e speriamo che non dimenticherete questa "vita vissuta". PS. però al gioco del lupo a me (alessio) non son chiare alcune cose hi hi!!!!

domenica 14 agosto 2011

I genitori a Vic Falls 2

E' estate in Italia e inverno qui. Ottima stagione per poter visitare questo Paese e non solo per il clima perfetto del giorno e del freddo della notte, ma anche perche la vegetazione è povera e la possibilità di vedere animali è più alta. Così anche i genitori di Manu approfittano di questa occasione per venire a trovarci e rendersi conto con i propri occhi dove siamo e cosa sia Zimbabwe. Arrivano sabato 23 luglio, e la prima settimana è completamente dedicata allo stare in ospedale, ambientarsi e capire. Con loro c'è anche Enrico (fratello minore di Manu) che ha 18 anni, che passerà qualche ora con Dickson. Il tempo passa in fretta e le cose da fare sono tante ma, causa i ritmi e la scarsità di trovare cose pratiche in queste zone rurali, i lavori proseguono a rilento. Esserein Zimbabwe è una grande opportunità per vedere un paese tra l'africanità e l'essere un pò occidentale. Sarà per via della vicinanza al SudAfrica o dell'influenza coloniale, ma qui si sente questa ricerca dell'assomigliare agli occidentali. Ma sopratutto è un'opportunità visitare una delle 7 meraviglie del mondo: Victoria Falls. Così, dopo un pò di fatica a trovare le giuste coincidenze, domenica 31 partiamo alla volta di Kariba, e in 7 ore filate siamo dalle suore che ci accolgono come sempre meravigliosamente. La diga, Kariba alta, gli ippopotami e gli elefanti.....come sempre uno spettacolo. Stavolta a dormire si va in un lodge (non è il nostro modo di viaggiare ma è pratico in certe situazioni): grandissimo e meraviglioso. Un lusso estremo a un costo irrisorio. Completamente vuoto. Anche da queste cose si può capire che questo paese è in una crisi profonda. Il giorno dopo il traghetto che ci porterà a Mlibizi, ma dai, questo è pieno e ci fa passare in compagnia di sudafricani tutto il viaggio. Le solite partite a scala 40 e la bellezza del lago con ippopotami ed elefanti sulle rive. La notte sul ponte è meno fredda e il servizio è il top. Le stelle di notte sono tantissime e molte le barche da pesca che incontriamo ma sul lato Zambia: altro segno della crisi dello Zim, come l'alta presenza di militari e la diffioltà di trovare rifornimento di diesel in tutto il paese. Il martedì attracchiamo alle 7 del mattino dopo esserci gustati l'alba...e via a Vic Falls. Prenotiamo il safari per il giorno dopo e ci gustiamo le cascate per un paio d'ore. Che fortuna questa volta, sono meno ricche d'acqua e quindi riusciamo a vedere il fondo e la panoramica è migliore, che top. E come sempre le scimmiette che giocano nei prati. Una bella mangiata al Booma ristorante (si mangiano cose locali e vari tipi di carne come coccodrillo e altro) e buona notte. Il giorno dopo è Botswana e Chobe NP. Un paradiso terrestre di natura. Quindi al mattino il safari in barca vicino a coccodrilli e ippopotami, bufali, iguane, impala.......ed elefanti. E al pomeriggio nell'interno sabbioso del parco con giraffe (più di 50) elefanti a quantità, varie specie di antilopi e chi più ne ha ne metta. Così la sera torniamo a casa soddisfatti, stanchi, ma con gli occhi pieni di "fotografie" di questa meraviglia. Purtroppo il giorno dopo sono 14 ore di guida fino a Mutoko. Tutto d'un fiato. Una bella massacrata specialmente per chi sta nel cassone del pick up. Gli ultimi giorni li passiamo insieme, tra Harare con Lucio per gli ultimi acquisti di colore e piastrelle per la clinica dentistica, e alcune passeggiate qui intorno tra i baobab e alcune montagne con viste sulle vallate, e le pitture rupestri. Lucio si da da fare anche con il laboratorio....speriamo di ottenere buoni risultati con i suoi consigli...mentre Renata riesce in extremis ad assistere ad un parto. E così arriva il momento dei saluti dopo aver visitato Harare e un bellissimo pomeriggio dalle suore. Un esperienza ricca di avvenimenti e di diverse situazioni, che speriamo abbia lasciato qualcosa dentro anche a loro.

venerdì 29 luglio 2011

Ingiustizie



Purtroppo non è sempre rose e fiori qui e bisogna ricordarsi che tutto mondo è paese nel senso che le persone cattive e buone ci sono anche qui, come da noi, come in qualsiasi parte del mondo. Di ingiustizie ne vediamo tutti i giorni (e forse è la cosa che fa più male), piccole o grandi che siano, dal bimbo all’adulto, dal bianco al nero, dal sacerdote all’ateo….e di molte di queste preferiamo non parlarne per ora. Sia per non creare problemi sia perché necessitiamo di più tempo per sbilanciarci su alcuni argomenti. Ma due casi vogliamo raccontarveli: il primo è accaduto a me (Alessio) qualche settimana fa a Mutoko paese. Il paese dista circa 20 minuti di auto dall’ospedale di cui 15 km su strada sterrata. Quindi quando si va si cerca sempre di unire più spese possibili per evitare sprechi di diesel e tempo. Arrivo in paese alle 9 del mattino e parcheggio al primo negozietto che vende un po’ di tutto tra cui ricariche telefoniche (di solito le compero o nel bosco, o nelle capanne o per strada, ma questa volta avevo fretta). Entro nel negozio che di solito sono spaziosi con poche cose sugli scaffali e siamo io, un militare, un poliziotto speciale e la commessa. Iniziamo le solite chiacchiere di saluto e mi accorgo che i due militari sono ubriachi. Chi più chi meno. E la ragazza al banco è un po’ spaventata. Il militare mi fa alcune domande con gentilezza, poi saluta ed esce. Il poliziotto (speciale….cioè non polizia normale) è parecchio ubriaco e mi obbliga a portarlo ad Harare (2 ore di strada solo andata), e io gentilmente dico di no, continuando a chiedermelo almeno per 4-5 volte, ma la mia risposta non cambia. Infine si mette in pace della mia risposta e continua a fare ciò che faceva prima che io entrassi: importunare la ragazza. Tranquilli solo richieste spinte e qualche tentativo di contatto fisco ma lei era ben vestita e anche lui (visto il freddo, siamo in inverno). Altri quattro ragazzi che erano nel negozio vicino (comunicante) mi guardano alzando le braccia come per dire: purtroppo non possiamo fare nulla. Così io saluto ed esco impotente e dispiaciuto. Ma cosa fare??? Effettivamente la cosa non era ancora deteriorata e sembrava che il militare stesse per rinunciare visti i rifiuti della ragazza….ma chissà poi cosa è successo. Lui era così ubriaco che non riusciva a salire sul bancone, ma insistentemente provava a toccare la ragazza. E ti senti impotente d’avanti a questo…e fa male!!! Il secondo è più una cosa complicata da spiegare dettagliata che ci sta toccando in ospedale. Sorvolo quindi molti punti e cerco di spiegare tutto al meglio. Non sappiamo per quale motivo ma il governo (o chi per esso) ha fatto giustamente delle ispezioni in ospedale e ha mandato un report per metterci il bastone tra le ruote. Tra i vari punti (alcuni corretti) vuole farci chiudere la scuola infermieri (che fa parte ed è gestita dall’ospedale) perché l’ospedale è sovraffollato. (come già successo secondo loro un ospedale che funziona è un ospedale vuoto) Ma io dico, se un ospedale è sovraffollato è perché lavora bene. Ok, questo comporta a problemi di organizzazione e tutta una serie di cose che vanno ad aggravare il paziente (mancanza di letti e stanze, tutti che corrono, più gente quindi più sporcizia e consumo di cose, mancanza di personale…), ma almeno il paziente guarisce. Così purtroppo, senza poter scegliere, ci siamo dovuti adattare a queste regole e molti paziente sono stati dimessi, altri non accettati e quindi l’ospedale si è un po’ (tanto) svuotato. Ma la gente dove va a curarsi??? Dagli stregoni???? Perché gli ospedale governativi sono carissimi (impossibile un appendicite costa dai 2 ai 5 mila dollari) e ci sono liste di attesa pazze solo per una visita. E quindi molti vanno in Zambia o Sud Africa…..speriamo quindi di rimettere tutto a posto quanto prima e di tornare a livelli almeno accettabili e che questa parentesi si chiuda presto. Anche se fa un certo effetto sapere che son tante le richieste di ricovero e i letti tenuti vuoti…..per ordini superiori. (prima foto la "squadra" di lavoro con cui lavora Alessio, la seconda classico trasporto qui: sulla testa anche 20 Kg, la terza classico bus a lunga percorrenza)


martedì 19 luglio 2011

Vita e Morte




A volte ci si accorge quanto la vita può essere bella e a volte, allo stesso tempo e a poca distanza, dura. L'ultima settimana dei miei genitori qui è più scorrevole perchè, dopo essersi ambientati, si sentono già più a "casa". Con papà facciamo alcuni lavoretti sia con i ragazzi che non...e prepariamo la settimana che viene, vista l'importante visita di una delegazione provinciale trentina e un corso di neurochirurgia. Mamma invece sta spesso in ospedale con i pazienti a far compagnia alle persone e ai pazienti. Così il 7 luglio, giorno del nostro anniversario, l'infermiera correndo chiama Manu e Simonetta: sta per esserci un parto!!! E questo è il commento di Manu: Oggi, giorno del nostro anniversario ho ricevuto un bellissimo regalo. Dal reparto di maternità ci hanno chiamate per assistere ad un parto. La ragazza aveva 20/21 anni e questo era il suo primo bimbo. Premesso che appena entrata in sala parto, (non l'avevo ancora vista) sono rimasta un pò impietrita... soffitto rotto, un po sporchina, nessuna vasca per pulire il bimbo, nessuna luce forte, nessuna stufetta per riscaldare l'ambiente ma soprattutto... un semplice lettino.. non uno da parto, uno normalissimo. La ragazza era sdraiata che si contorceva dal male ma non diceva nulla. Non si è sentito un fiato per tutto il tempo.. quando il parto è iniziato l'inserviente mi ha chiamata.. si vedevano i capelli della testa del piccolo.. wow. Che strana sensazione. C'era anche Simonetta con me ma lei è stata il più del tempo a tenere la mano alla ragazza e farle coraggio durante il parto. Era ormai stanchissima a forza di spingere che avevano preparato gli "ordegni" per intervenire.. ma una spinta un po più forte et voilà, la testa del piccolo era fuori e un'altra spinta e si è sentito un pianto. Un evento eccezionale. Ci siamo commosse. Una nuova vita è venuta al mondo sotto i nostri occhi.. davvero una delle cose più belle che abbia mai assistito... era così piccolo e così bello.. impressionante vedere la testa e l'ostetrica che infila la mano nella vagina della ragazza senza tanti complimenti per aiutare a far uscire questo "ragnetto". Un vero e proprio miracolo. Impossibile rimanere indifferenti davanti a questa meraviglia. La commozione ha preso il sopravvento e tutti nella sala avevano un volto pieno di felicità, specialmente quello della nuova mamma che ha visto il suo bimbo. Poi è arrivata la parte più bruttina, con tanta delicatezza hanno rimosso la placenta e la pancia come per magia si è sgonfiata... poi l'hanno pulita e in giro di pochi minuti l'hanno fatta vestire e portata in camera con il suo bimbo di 3 kg nonostante stesse ancora tremando per lo sforzo...che forza queste donne!!! Per me ce ne saranno molti altri in futuro…infatti mi han già chiamata altre volte J! E tutte le volte è speciale!!!
Avevamo una mascotte in pediatria....una mascotte perchè era un miracolo che fosse ancora vivo. Tra febbraio e marzo, una famiglia molto povera che abita nel bush (cioè nell'interno delle montagne) e non parla inglese, ha il suo primo bimbo. Peccato che tramite complicazioni la mamma non ce la fa e muore dando alla luce un bimbo che con molta difficoltà e in gran sottopeso e denutrizione riesce a sopravvivere. (fino qui la storia mi è stata raccontata) Così il padre lascia tutto per poter star dietro a questo bimbo costretto a cure in ospedale. Non ha soldi per pagare nulla, così nel frattempo che le infermiere si prendono cura del piccolo lui si rimbocca le maniche e fa le pulizie nel reparto, aiuta con i pasti, si da da fare per ripagare il suo piccolo debito con l'ospedale tutti i giorni. Così i mesi passano, il piccolo con degli occhi enormi e ricchi di vita sta migliorando, le medicine fanno effetto e conquista qualche grammo. La pelle inizia a tornare bella, c'è speranza per questo piccolo sempre avvolto nelle coperte e curato tantissimo dal padre, l'unica cosa che gli è restata. Ma una mattina di metà luglio qualcosa suona strano e un carrello passa con una coperta sopra. Il piccolo non ce l'ha fatta, non abbiamo capito cosa sia successo ma durante il mattino presto se n'è andato. Corriamo in camera, e il papà seduto sul piccolo letto con la copertina in mano, sembra uno zombie. Non possiamo immaginare il dolore di chi ora ha perso proprio tutto, e deve trovare la forza di reagire. Lo abbracciamo. In pediatria c'è un clima di tristezza. Così l'unica cosa che riesco a capire in Shona è: ora cerco di tornare a casa. Scrivo con un pò di nodo in gola perchè insomma, si andava tutti i giorni a trovarlo, per la storia, per tutto e sopratutto per il papà. Qui spesso le persone muoiono, bimbi o adulti, è normale è un ospedale e come succede qui succede ovunque. Ma quante vite vengono salvate??? Tante!!! La vita va avanti. Siamo fortunati. (nelle foto alcune scattate dai miei genitori: Ale con i pazienti della pediatria, Manu con alcuni bimbi delle scuole, il papà con il piccolo!!!)

lunedì 11 luglio 2011

I genitori tra Kariba e Victoria Falls






Finalmente una settimana di ferie hi hi. Scherzi a parte abbiamo colto l’occasione della visita dei genitori (di Alessio) in Zimbabwe, per farci una settimanella in giro per il paese. Sono arrivati il 19 giugno, senza bagagli, ad Harare. Per fortuna sono arrivati poi, i bagagli, con dentro il ben di dio per noi (formaggio, miele e salumi trentini su tutto). La prima settimana la passano qui in ospedale, ambientarsi, guardare, capire…le prima cose che si fanno. E finalmente aggiustiamo le pompe d’acqua. Dopo quasi un mese di “secca” torniamo ad avere acqua, anzi più di prima visto che si riattiva anche un pozzo solare. Noi procediamo il nostro lavoro, mentre i genitori fanno conoscenza con la gente, con le cose del posto, passeggiate e lo stare con i malati. Infine sabato 25 si parte. Mutoko-Kariba (500 km) in un giorno con una tappa da Sr. Zaveria (da conoscere…) e una a casa di Carlo per un pranzetto di Grace indimenticabile. Poi diritti a Kariba, tramonto sulla Zambezi valley e durante gli ultimi km nel buio della notte 3 splendide leonesse vengono illuminati dai nostri fari sul bordo della strada: rallento per evitare, spaventandole, incidenti e per osservare da vicino questi bellissimi animali che…una di esse con un balzo inizia a rincorrerci per qualche centinaio di metri…Il tutto è durato qualche secondo, un minuto al massimo, ma aver visto questi animali così vicino senza aspettarselo è stata un’emozione grandissima. Arriviamo dalle suore alle 7..giusti giusti per cena. Le suore di Kariba sono eccezionali (una maltese, una indiana e una argentina) e gestiscono un asilo-scuola di circa 150 bambini orfani o molto poveri e aiutano la comunità. Organizzate e pratiche, è forse il miglior progetto che seguiamo come funzionalità. La domenica mattina messa (4 ore e 20 minuti processione compresa) e al pomeriggio elefanti, scimmie, zebra, ippo, la diga di Kariba, il lago, il mercatino…tutto quello che la cittadina offre. Altra notte dalle suore ed è sempre un piacere stare in compagnia…e al mattino del lunedì il traghetto ci attende per attraversare il lago (230 km circa). Il traghetto è più una scommessa ma risulta una bellissima giornata (dura 22 ore) con cibo a volontà e dormire tutti insieme (capitano e altri passeggeri compresi) sul ponte in coperta. Arrivati a Mlibizi alle 7 del mattino, iniziamo la nostra guida per arrivare a Victoria Falls. Con un paesaggio splendido, molto più povero di quello che c’è a Mutoko ma forse più africano. Abbiamo trovato un Lodge per pochi soldi, ma bellissimo a Vic Falls. Fuori dal centro e fatto molto bene, dove ti danno la tua capanna (con tutti i confort) con la cucina. Pomeriggio alle cascate…mamma mia che roba. Indescrivibile la bellezza del posto e la sua immensità e potenza. Una bella doccia dagli spruzzi che salgono dal fondo della gola e 3 ore passate in questo paradiso terrestre. Il giorno dopo ci attende una classica del turismo di massa, ma essendo in bassa stagione non c’è praticamente nessuno e quindi: Chobe National Park in Botswana. Passato il Zambezi NP dove Zimbabwe, Zambia, Namibia e Botswana si incrociano, entriamo nel Chobe e una barchetta locale ci viene a prendere per farci fare 3 ore sul fiume del parco. Che meraviglia di colori e la quantità di animali è indescrivibile: coccodrilli, ippopotami, elefanti, bufali, gazzelle…che bevono al fiume o si fanno il bagno. Con la barchetta si ha la possibilità di andarci molto vicino senza disturbare quindi la vista è il top. Il fiume poi è così largo che sembra un lago quindi molto calmo. Pranzo a buffet in un Lodge (turismo di massa….ma per n’a volta…) e via con una Jeep sulla terraferma per altre 3 ore. Giraffe, più di 200 elefanti e gazzelle. Uccelli di vari colori, ippopotami, specie diverse di gazzelle, e moltissimi altri animali, tra cui in lontananza due leoni abbracciati che dormono sotto una pianta. Meglio non svegliarli. Il ritorno poi sotto i colori del tramonto rosso africano che riflettono sulle foglie autunnali delle piante….cosa chiedere di più nel giorno di compleanno di Manu??? Anche se questo non è il nostro modo di viaggiare è stata comunque un esperienza meravigliosa che ci ha permesso di vedere un angolo di Africa ancora ricca di animali. 30 giugno giornata di relax e abbiamo avuto l’occasione di farci una piccola crociera (barchetta locale) con i colori del tramonto, dove non sono mancati ippopotami e coccodrilli. E 4 elefanti arrabbiati nel cortile di un Hotel dove hanno distrutto mezze piante. Il primo luglio disfiamo armi e bagagli e alle 7 siamo in viaggio per Mutoko. 1050 Km tutti d’un fiato con un panorama bellissimo, specialmente per i genitori che se lo gustano tutto dal cassone del nostro Pick Up…e alle 9 di sera siamo a casa molto soddisfatti.

sabato 2 luglio 2011

1° Anno!!!

Ebbene si, un anno. Il tempo vola così veloce che non arrivi neanche a pensare…un anno. Un anno fa infatti stavamo finendo le valige per quel di Sassuolo. Dove iniziava la nostra esperienza. Il 2 luglio 2010, dopo aver lasciato il lavoro, la casa, venduto le auto, qualche elettrodomestico e qualche oggetto, partivamo per la casa carità prima di partire per l’Alaska. Ricordiamo benissimo l’entusiasmo, ma soprattutto la serenità e la tranquillità: la felicità!
In un anno sono cambiate un sacco di cose, e sicuramente siamo cambiati noi. Chissà se in meglio o in peggio…non spetta noi a dirlo. Una cosa strana, che ora è diventata parte della nostra vita, è lo stare sempre insieme 24 ore su 24 tutti i giorni (ok molte volte si lavora e lavorava separati ma in maniera diversa che in Italia) e questo ha rafforzato molto di più il nostro amore reciproco, siamo fortunati anche per questo. Siamo partiti senza grandi ideali o grandi cose, organizzando poco lasciando i dettagli al caso, alla strada. E abbiamo imparato moltissimo. Per noi una scuola meravigliosa che vale cento diplomi, che ci ha risvegliato molte cose ormai dimenticate come il silenzio, l’osservare, l’attendere, l’amare, l’essere semplici, l’adattarsi, la pazienza, il vivere senza orologio, il vivere senza soldi (nel senso di paga, ma vivere con io faccio qualcosa per te tu fai qualcosa per me) lo stare immersi nella natura…e molte altre cose, ma una su tutte e forse la più fondamentale: il condividere!!!
Se dobbiamo fare un bilancio non possiamo che essere più che soddisfatti. Sicuramente il grande aiuto viene dalle persone che ci stanno intorno e che abbiamo trovato lungo il nostro cammino. A loro viene dato il primo premio, perché senza le persone con cui abbiamo trascorso minuti o giornate, la nostra avventura non sarebbe stata così “speciale”. Oggi siamo qui, non sappiamo cosa ci riserverà il futuro, dove saremo cosa faremo e non ci pensiamo…di certo è che se potremmo continuare a vivere la nostra avventura, continueremo su questa strada.
Sotto elenco le tappe principali di questo primo anno (come sono in ordine nel blog):
- 2 Luglio 2010 Casa Carità Sassuolo
- Fine Luglio 2010 Alaska e Yukon (Nord Canada)
- Fine Agosto 2010 I parchi del Nord Usa
- Primi di Settembre 2010 Il Ranch
- Seconda metà di Novembre 2010 I parchi del Sud Usa
- Primi di Dicembre 2010 Alaska Inverno
- 29 Dicembre 2010 Rientro in Italia
- 13 Febbraio 2011 Zimbabwe
- 21 Febbraio 2011 Villaggio S. Marcellino – Harare
- 1 Aprile 2011 Ospedale Luisa Guidotti - Mutoko